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Arriva Else, piattaforma per il virtual retail di lusso su misura

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Arriva Else, piattaforma per il virtual retail di lusso su misura

Produrre su misura al costo e con i tempi della produzione “normale”, cioè standardizzata e programmata. Già questo sarebbe un traguardo ambizioso. Ma Andrey Golub, fondatore e ceo di Else (Exclusive luxury shopping experience) non si ferma qui: «Non sarà solo un cambiamento positivo per i clienti finali, che già oggi chiedono, quasi pretendono la personalizzazione. La nostra piattaforma B2B può cambiare anche i destini delle aziende, di ogni dimensione e posizionamento,e quello dell’intero sistema moda e lusso, che sta vivendo un momento molto difficile».

Visionario? Utopista? Affetto da manie di grandezza? No: solo convinto delle sue idee e visioni e confortato dalle “prove” matematiche e informatiche che Else Corp. e il suo concetto di “virtual retail” sia il futuro e in parte il presente del fashion system italiano e globale.

«Capisco perfettamente che le grandi aziende, i marchi storici e i gruppi del lusso abbiano dei dubbi sull’opportunità di modificare il modello di business – racconta Golub –. Ma la necessità di cambiamenti è sotto gli occhi di tutti. Le ragioni sono molte: internet ha rivoluzionato il retail, in senso positivo per i grandi e-tailer, non per i brand. Perché ormai è passato il concetto che sul web si compra tutto scontato. Lvmh e Kering stanno correndo ai ripari, riportando inhouse l’e-commerce quanto più possibile, ma lo scenario complessivo non cambierà».

Per questo occorre tornare a focalizzarsi sui negozi fisici, che devono però trasformarsi radicalmente. «La nostra piattaforma è pensata proprio per la realtà: idealmente, i punti vendita saranno più piccoli, con pochissimo spazio per magazzini e back office. Ci sarà invece un assortimento di prodotti che si possono toccare e in alcuni casi provare – spiega il fondatore di Else, nata grazie all’incubatore Polihub del Politecnico di Milano –. Ma la scelta e l’acquisto si faranno su postazioni con pc e altro hardware che permettono, grazie a sistemi di scanning 3D e software per la customizzazione, di azzeccare, nel caso delle calzature, il numero perfetto. E soprattutto consentono di fare piccoli grandi cambiamenti e aggiunte tra quelli offerti dal marchio». Non si tratta quindi di trasformare i consumatori in designer, ma di consentire loro di scegliere tra una rosa di varianti che le aziende sanno di poter trasformare in prodotto finito. «Per le scarpe parliamo di tacchi, forma della punta, decorazioni – sottolinea Golub, laureato in matematica ma affascinato da ogni disciplina scientifica e da ogni ambito creativo –. Il virtual retail però si può applicare a qualsiasi prodotto, dai capispalla agli occhiali».

Golub immagina una prima fase in cui le aziende continuino a dedicare l’80% della capacità produttiva alle collezioni “programmate”, nate e cresciute negli uffici stile interni, e il restante 20% alla realizzazione dei progetti impostati dai clienti grazie alla tecnologia virtual retail. «Siamo concentrati sull’Italia perché qui si produce l’80% delle scarpe di media e alta gamma e per ora abbiamo progetti con Pmi – conclude il fondatore di Else –. Non mi stupisce che le grandi aziende aspettino, oltre alla teoria, la pratica. Per ora abbiamo due progetti molto concreti, che diranno a noi e a chi ci osserva se la strada è quella giusta».

Il primo dei due partner di Else è Dis-Design Italian Shoe, brand di calzature personalizzate e su misura che affonda le proprie radici nelle Marche e che attraverso il configuratore 3Delse.shoes permette al consumatore di scegliere qualsiasi modello di calzatura e personalizzarlo. Il secondo brand è FaceShoes, creato dall’imprenditore bolognese Andrea Padovan, che propone calzature interamente realizzate a mano, rese innovative dal dettaglio decorativo che, trasforma una foto reale del cliente in ritratto e poi ricamo, per una scarpa “a immagine e somiglianza” di chi la porta.

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