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L’ospitalità di lusso firmata Bulgari arriva a Dubai

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Hôtellerie

L’ospitalità di lusso firmata Bulgari arriva a Dubai

La diversificazione di successo – forse sarebbe più giusto chiamarla avventura di successo – di Bulgari nell’hotellerie ha tanti protagonisti e ragioni. La prima è la visione di lungo periodo, poi ci sono le scelte dei partner nei due campi, il design e la ristorazione, che per la maison di gioielleria e orologeria erano ovviamente territori inesplorati.

«L’idea è sempre stata di aprire 10-15 hotel e resort a insegna Bulgari, prendendoci il tempo necessario a trovare le location e le formule giuste» spiega Silvio Ursini, vicepresidente esecutivo di Bulgari, in occasione dell’apertura del Bulgari Resort & Residences Dubai, sviluppato in collaborazione con Meraas, holding con sede nell’Emirato.

Antonio Citterio, Patricia Viel, e Silvio Ursini Bulgari Vice Executive

«Dal primo hotel, inaugurato a Milano nel 2004 – sottolinea Ursini – abbiamo rafforzato la partnership con lo studio Antonio Citterio Patricia Viel, che anche in questo caso ha portato il tocco architettonico e di design italiano nel rispetto della cultura e delle tradizioni locali. Per la ristorazione siamo al secondo progetto con Niko Romito e anche in questo caso l’italianità deve essere offerta con garbo, mai imposta» (si veda l’articolo a fianco).

Con l’apertura di Dubai, la “collezione” di luoghi di ospitalità di lusso di Bulgari conta cinque hotel e resort: gli altri sono a Milano, Bali, Londra, Pechino. Nel 2018 sarà la volta di Shanghai e, se tutto andrà secondo i piani, verrà poi inaugurato un hotel a Mosca. «Abbiamo una visione, come dicevo all’inizio, e ci rivolgiamo sia ai clienti storici della maison sia ai più giovani e, in generale, a chi cerca il lusso autentico anche quando viaggia, per lavoro o per piacere – precisa Silvio Ursini –. Sappiamo però di dover studiare attentamente i luoghi per i quali abbiamo progetti e vogliamo capire quali sono le esigenze locali. A meno di due mesi dall’apertura di Pechino abbiamo superato ogni previsione e questo conferma l’idea alla base del progetto: nella capitale cinese, incredibile a dirsi, mancava un vero hotel di extra lusso».

A Dubai la situazione è un po’ diversa, ma non poi tanto, aggiunge il vicepresidente di Bulgari: «Non sono molte le strutture sul mare con il grado di originalità e sofisticazione del nostro Resort. Abbiamo 101 tra stanze e suite e 20 ville con dimensioni che vanno da 170 a 540 metri quadri. Poi c’è la Spa, 1.700 metri quadrati con annessa piscina coperta da 25 metri con vista sul mare». Dubai è oggi una delle città più vivaci al mondo: l’edizione locale di Time Out, il settimanale di matrice anglosassone nato per orientare nell’offerta di eventi e occasioni di una metropoli, è più ricca di quelle pubblicate a New York e Londra. «Non c’è solo Expo, previsto per il 2020 – conclude Ursini –. Dubai e gli altri Emirati hanno investito in infrastrutture di ogni genere, grazie a una visione che va oltre l’economia del petrolio, puntando sul turismo. Un’opportunità che non potevamo non cogliere».

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