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Shanghai Tang diventa italiano e userà seta made in Italy

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Shanghai Tang diventa italiano e userà seta made in Italy

Chissà se in Cina qualcuno ha sollevato perplessità per la vendita di Shanghai Tang all’imprenditore Alessandro Bastagli. In Italia è quasi un riflesso pavloviano: ogni volta che un’azienda straniera – in particolare se cinese – rileva un marchio del made in Italy, c’è qualcuno che parla di (s)vendita dei gioielli di famiglia, di colonizzazione, di know how regalato. Il caso Shanghai Tang è a dire il vero un ibrido: fondato a Hong Kong nel 1994, quattro anni dopo attirò l’attenzione del colosso svizzero Richemont, che entrò nel capitale.

Ora però il cambio di passaporto è completo: dallo scorso luglio il controllo è passato all’imprenditore italiano. «Si parla sempre di globalizzazione, di consumatori che convergono su certi prodotti o sposano trend “mondiali”, indipendentemente da nazionalità e luoghi di residenza – racconta Bastagli –. Mi piace pensare che il nuovo corso “italiano” di Shanghai Tang sia un segnale positivo di questo abbattimento di confini. L’entusiasmo con il quale abbiamo lavorato in questi primi quattro mesi è stato per me una conferma della bontà del progetto, in cui ho coinvolto persone giovani e di tante nazionalità».

Dall’unione di culture diverse, che si incontrano e sviluppano subito reciproco rispetto possono nascere cose bellissime. «Ho visitato Hong Kong per la prima volta nel 1973 e la Cina nel 1976. Da allora ho sempre avuto rapporti commerciali e personali con aziende e imprenditori locali – prosegue Bastagli –. Non potrò mai dire di conoscere davvero la cultura cinese, ma certo ho imparato a capirli e so quanta importanza diano alla loro storia e alle tradizioni. Shanghai Tang nacque per valorizzare lo stile di abbigliamento e arredamento della Cina degli anni 20 e 30, dandogli un tocco contemporaneo».

Ora ci sarà un altro tocco, tutto italiano: «L’ufficio stile è multiculturale, ma certo ci sarà la nostra impronta. Una prima decisione che abbiamo già concretizzato riguarda la seta. In Italia abbiamo i migliori setifici al mondo, i prodotti in seta saranno made in Italy – aggiunge Bastagli –. Gli europei che visitano spesso l’Asia conoscono bene il marchio e non abbiamo alcuna intenzione di snaturarlo, vogliamo solo dargli più energia, anche nella comunicazione. Come tutti, siamo a caccia di Millennials e attirare la loro attenzione non è facile».

Il fatturato 2017 dovrebbe raggiungere i 45 milioni e per il 2018 si prevede una forte crescita grazie al canale e-commerce, molto utile in Europa, dove Shangai Tang è ancora poco distribuito, e all’apertura di altri negozi in Cina e Paesi vicini. «Mi piacerebbe trovare uno spazio anche a Milano e Parigi e prima o poi succederà. Per ora siamo concentrati sulle collezioni di abbigliamento, accessori e sulla linea per la casa. Un apporto stilistico e di organizzazione degli stimoli creativi che stiamo raccogliendo verrà da Massimiliano Giornetti (ex direttore creativo Ferragamo, ndr), che conosco e ammiro da molti anni e che abbiamo cooptato nel progetto».

Bastagli è convinto che da parecchi anni in Occidente e già da qualche tempo in Asia non si compri più per necessità. «Gli acquisti sono spinti da motivazioni personali come la voglia del momento o la sensazione di aver trovato il miglior rapporto qualità-prezzo che esista sul mercato. È più difficile rispetto al passato: le mode e le tendenze, se ci sono, durano un batter di ciglia o quasi. Ma è anche una bellissima sfida».

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