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Souvenir sacri di design

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Souvenir sacri di design

Diversamente da molti altri souvenir, quello religioso è tuttora permeato di un certo rispetto, viene donato come amuleto, ed è scaramanticamente custodito, talvolta nascosto in un cantuccio invisibile, talvolta disinvoltamente esibito sul cruscotto dell'auto o appeso a una collana. Spesso però sono oggetti obsoleti, seriali, di plastica, made in China o in qualche altra fabbrica perpetua del mondo per abbassarne il costo e distribuirli nelle centinaia di santuari turistici, per esempio italiani. In sintesi sono brutti, e ripensarli quindi in versione contemporanea e di design, con materiali ricercati, è una scommessa che Gianluigi Ricuperati, intellettuale trasversale che spazia dalla scrittura al design, all'arte, ha lanciato a 10 creativi italiani con il progetto “Para20 Sacri”.

Come spiega il curatore, «L'idea è nata da una conversazione con Vittorio Radice e Pierluigi Cocchini, i vertici di Rinascente: ci siamo chiesti perché non unire la tradizione dei souvenir religiosi Romani e la potenza creatrice dei migliori designer italiani? Abbiamo realizzato 1500 oggetti, una tiratura limitatissima e numerata, per ognuna delle categorie di talismano cui si sono dedicati i designer coinvolti. D'altra parte una cultura del design che abdichi alla progettazione di talismani sacri perde occasioni cruciali di entrare nella vita delle persone: allo stesso modo, il talismano è troppo importante per essere lasciato alla filiera produttiva dei gadget senza storia e geografia».

Con la sua società di comunicazione Institute for Production of Wonder di Torino e il sostegno di Rinascente, Ricuperati ha ideato un progetto di re-interpretazione dell'oggetto sacro, partendo da una fonte comune d'ispirazione, e cioè un repertorio di illustrazioni selezionate dall'iconografa Silvia Urbini, specialista in libri antichi e libri di divinazione tra Rinascimento e Barocco. Ne sono risultati oggetti inattesi e divertenti, come i cuscini a forma di San Giuseppe, la Madonna, Gesù, bue ed asinello di Laboratorio Zanzara, che compongono un presepe sul divano, oppure i gioielli di Chiara Onida che riproducono croci, icone e mani benedicenti pixellate, dalla grafica digitale.

Poi ci sono le sfilate agiografiche di Italo Rota con i santi in saio animalier o a pois, contrasti di colore da ultima stagione Gucci o Prada, e sneaker onnipresenti da Millennials. E ancora i piedi-talismano di Sant'Adelardo come ciondoli o soprammobili di Patricia Urquiola; i santini di Marco Cendron; gli ex voto di Studio Nucleo; le Madonne di Emiliano Ponzi; i collage bizantini di Zanellato e Bortotto; i crocefissi di Andrea Branzi; le tovagliette da tavola ammonitrici di Cristiano Seganfreddo che ricordano di “Non desiderare la donna d'altri” con tutte le varianti di genere - la donna d'altre, l'uomo d'altri e quello d'altre – e i 9 comandamenti restanti.

Gli oggetti sono esposti fino al 20 gennaio nel seminterrato della nuova Rinascente in via del Tritone a Roma, in una struttura che riproduce in scala reale la Cappella Ruccellai di Firenze, che spogliata di paramenti liturgici diventa un piccolo museo e shop degli amuleti contemporanei. Si tratta di una straordinaria operazione che mette insieme l'emporio di oggettistica sacra, tipicamente romano, e alcuni emblemi dell'italianità nel mondo, come design, illustrazione, artigianato, grafica. Oltre a riportare in primo piano la creatività del Made in Italy a dispetto del “fatto male” in opifici nocivi, salva dal destino kitsch di bassa qualità oggetti a cui l'umanità, in questo caso quella Cattolica, non rinuncia, senza mai spogliarli dell'intrinseca sacralità, e conservandoli accessibili: il prezzo va da 5 a 600 €.

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