Moda24

«Così ho rilanciato Jil Sander»

Stili + Tendenze

«Così ho rilanciato Jil Sander»

Alessandra Bettari sembra interpretare alla perfezione lo spirito del tempo. O meglio, lo Zeitgeist, per usare la parola originale, quella coniata dai tedeschi, visto che l’azienda di cui parliamo è Jil Sander, fondata ad Amburgo nel 1973 dall’omonima stilista e imprenditrice. Come amministratore delegato dell’azienda, che dal 2008 è controllata dal gruppo giapponese Onward, Alessandra Bettari ha orchestrato un rilancio che sembra improntato a quella “spinta gentile” (nudge, in inglese) che quest’anno ha fatto vincere a Richard Thaler il premio Nobel per l’economia.

«Due anni di lavoro hanno iniziato a dare i loro frutti. Ho avuto la fortuna di poter dialogare con una proprietà competente, paziente e appassionata, che conosce il mondo della moda e il valore di un brand come Jil Sander – spiega Alessandra Bettari –. Rimotivare una squadra, riattivare circoli virtuosi tra direttori creativi, uffici stile, laboratori, fornitori, rete di clienti wholesale e negozi monomarca non è stato semplice. Ci sono voluti capacità di ascolto e spirito di sacrificio da parte di tutti. Cruciale è stato l’arrivo, quest’anno, della coppia di stilisti Lucie e Luke Meier, innamorati per loro stessa ammissione da sempre del marchio, al quale si sono avvicinati con estremo rispetto e altrettanta voglia di lasciare il loro segno, di esprimere la loro visione, estremamente contemporanea, di moda». Visti il carattere e i modi riservati, Alessandra Bettari non lo direbbe neppure sotto tortura, ma il terzo elemento del rilancio (nel 2017 il fatturato cresce a due cifre e per il 2018 si prevede lo stesso trend), accanto a una proprietà illuminata e a una direzione creativa azzeccata, è proprio lei e la sua “spinta gentile”.

Raccogliere l’eredità stilistica e l’impronta manageriale di Jil Sander non è stato facile per nessuno da quando, all’inizio degli anni 2000, la fondatrice cedette prima la proprietà e poi recise ogni collaborazione. È difficile pensare a un brand con un’identità altrettanto forte, una clientela tanto fedele e un’identificazione, persino a distanza di tanti anni dal suo “passo indietro”, con la fondatrice, come dimostra il successo della mostra che si è aperta poche settimane fa ad Amburgo.

«All’inaugurazione la signora Sander era raggiante e credo sia molto felice del rinnovato corso stilistico: la prima vera collezione firmata da Lucie e Luke è quella della primavera-estate 2018, che ha sfilato in settembre e che è stata accolta benissimo anche dai clienti wholesale – aggiunge l’ad dell’azienda –. Non solo: a differenza di quanto era accaduto con i direttori creativi precedenti (Raf Simons e Rodolfo Paglialunga, ndr), la stilista ha incontrato Lucie e Luke e l’affinità elettiva tra i tre era palpabile».

Il legame del marchio con il nostro Paese è molto forte: l’Italia è uno dei principali mercati europei dopo la Germania e uno dei più importanti al mondo insieme al Giappone , sia grazie alle clienti locali sia per i global shopper che visitano i numerosi negozi Jil Sander. Gran parte dei tessuti e della produzione è made in Italy e il marchio sfila da sempre a Milano, dove c’è la sede principale.

«Abbiamo lavorato inoltre sullo sviluppo retail e sulla comunicazione – aggiunge Alessandra Bettari –. Lucie e Luke sono coinvolti in prima persona ed è naturale sia così, specie per stilisti della loro generazione, abituati ad abbattere ogni tipo di confine creativo. Siamo onorati e orgogliosi poi della collaborazione con Wim Wenders, fan di antichissima data della signora Sander e del marchio. Ha firmato dei cortometraggi e sarà coinvolto in tante iniziative ed eventi. Come Jil Sander, il suo animo è profondamente tedesco e allo stesso tempo europeo e aperto al mondo».

Nel 2017 è inoltre cresciuto l’e-commerce, mentre nel 2018 verranno potenziate le linee di calzature e accessori. L’ad spingerà sull’acceleratore, ma sempre, c’è da scommetterci, in modo gentile,

© Riproduzione riservata