Moda24

Per Corneliani rivoluzione digital

  • Abbonati
  • Accedi
moda maschile

Per Corneliani rivoluzione digital

Nel 2018 Corneliani compie 60 anni, un anniversario importante, che passa però quasi in secondo piano di fronte alle tante novità e progetti impostati e in parte già realizzati da Paolo Roviera, amministratore delegato della storica azienda di abbigliamento maschile, fondata a Mantova nel 1958 da Claudio e Carlalberto Corneliani, oggi più che mai concentrata sul futuro.

L’anno si apre con il ritorno a Pitti Uomo, la cui edizione invernale si apre domani a Firenze (si vedano gli altri articoli in pagina). «È la più visibile delle nostre mosse, ma dietro alla decisione di presentarci alla più importante fiera di settore al mondo c’è un lavoro di mesi su altri fronti – spiega Roviera –. Sono profondamente convinto che il know how accumulato e tramandato di generazione in generazione da Corneliani sia la nostra forza. Ma il mondo della moda maschile, in 60 anni e in particolare negli ultimi dieci, è profondamente cambiato. Non dobbiamo aver paura di fare a nostra volta piccoli grandi cambiamenti in ogni ambito, compreso lo stile». Roviera può contare sulle risorse messe a disposizione da Investcorp, la società di private equity che nel 2016 ha acquisito la maggioranza del capitale di Corneliani dalla famiglia fondatrice.

«Investcorp lascia a me e alla mia squadra completa autonomia gestionale – spiega l’ad –. Gli obiettivi e la strada da seguire li abbiamo tracciati all’inizio: vogliamo far crescere il brand in Italia e all’estero, rafforzandolo come punto di riferimento di un’eleganza maschile contemporanea, dove il valore aggiunto sono lo stile e la produzione made in Italy».

Per (ri)mandare questo messaggio forte e chiaro, partendo dai buyer di altissima qualità che saranno a Pitti fino a venerdì prossimo, Roviera ha lavorato a un progetto per una nuova corporate identity. «Poi naturalmente c’è il fronte digitale, con il debutto di una piattaforma pensata all’insegna della multicanalità. I clienti oggi, specie in Asia e negli Stati Uniti, danno per scontata una shopping experience dello stesso livello sia che comprino nei negozi fisici, sia che scelgano l’e-commerce. I siti non possono essere “cataloghi elettronici” e i negozi non possono essere spazi espositivi, ma trasmettere emozioni. Da qui la necessità di un nuovo concept, che d’ora in poi sarà comunque in perenne evoluzione».

Nel 2017 il fatturato Corneliani si è mantenuto stabile rispetto all’anno prima a 111 milioni, ma nel 2018 Roviera prevede una crescita che, trainata dal retail, potrebbe anche essere a doppia cifra. «Raccoglieremo i frutti del lavoro fatto in ogni settore dell’azienda, dalla produzione al retail, che in Russia, mercato strategico, è ora diretto – aggiunge Roviera –. Il 2017 si chiude comunque con una redditività in crescita, nonostante i molti investimenti già fatti».

L’amministratore delegato di Corneliani, un passato da manager globetrotter, è forse tra i pochi a non nominare continuamente i Millennials, quasi fossero diventati l’unico target per l’alta gamma. «Preferisco pensare che un brand come Corneliani ha una “tribù” di riferimento, indipendentemente dall’età o dalla nazionalità. Come ogni tribù, gli elementi in comune esistono. A chi piace tanto ragionare in termini di generazioni, propongo il termine C Generation dove C sta per connessa e indica molto più che la passione per internet e gli strumenti tecnologici come smartphone e iPad», spiega Roviera.

Un italiano di 45 anni, un texano di 70 e un ragazzo di Dubai di 25 anni secondo il manager possono essere attratti con la stessa forza dalle collezioni Corneliani, che peraltro sono sempre più ricche e adatte a tipi fisici e climi diversi. «Partendo da questa convinzione, di attrarre persone che condividano stili di vita e passioni di un mondo globalizzato – conclude l’ad di Corneliani – non smetteremo comunque di analizzare ogni dato possibile. Quando sono arrivato in azienda di fatto il Crm non esisteva, a breve avremo un chief digital officer, che si occuperà di usare al meglio gli strumenti che la tecnologia e l’informatica oggi offrono per migliorare i servizi e il rapporto con i clienti finali».

© Riproduzione riservata