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Una capsule collection rievoca il Pietro Mascagni “dandy” e…

lo stile di un compositore

Una capsule collection rievoca il Pietro Mascagni “dandy” e sostiene i progetti per ricordarlo

Oltre a essere uno dei più noti compositori e direttori d’orchestra d’inizio Novecento, Pietro Mascagni era un dandy. Il suo stile - capelli lunghi, abiti impeccabili, dettagli ricercati - era seguito come quello delle star di oggi, con tanto di copertine su “Time” e ritratti su Vanity Fair d’epoca.

Per ricordare questo aspetto di Mascagni, e divulgarne la memoria, il Comitato omonimo ( fondato nel 2012) ha ideato e lanciato una capsule collection ispirata al suo stile, presentata nei giorni scorsi a Roma nel salone centrale del Grand Hotel Plaza, dove il compositore visse per oltre 17 anni, e accanto al pianoforte a gran coda su cui sono nate molte delle sue opere.

Gilet di seta, gemelli, weekender bag e taccuini che evocano lo spirito da globetrotter di Mascagni danno vita a questa speciale collezione che può essere acquistata tramite il sito dell’associazione.

«Mascagni fu per esempio fra i primi a indossare scarpe colorate, e aveva collezioni infinite di gilet, orologi, bastoni da passeggio , bacchette per dirigere, gemelli - ha raccontato la pronipote Francesca Albertini Mascagni, vicepresidente del Comitato intervenendo a novembre a New York alla casa Italiana Zerilli-Marimò per presentare in anteprima la collezione -: amava cercare nelle sue sartorie preferite dei dettagli che poi faceva conoscere in tutto il mondo grazie ai suoi viaggi».

Mascagni su un Vanity Fair d’epoca

Per ricreare il “Mascagni style”, si sono inizialmente selezionate le foto più belle del compositore, le migliori per avere un’idea del suo peculiare guardaroba: «Poi, abbiamo contattato dei sarti romani per cercare dei tessuti che potessero evocare quelli in voga fra 1900 e 1920 - prosegue la nipote -: sono stati dunque riprodotti dei modelli con l’aggiunta di un particolare, un’incisione di una chiave di violino sul primo bottone di madreperla di ogni gilet». I prezzi dei sei modelli vanno dai 340 ai 380 euro.

Fra i gemelli, alcuni sono l’esatta riproduzione di un paio posseduti da Mascagni. Della capsule fanno anche parte una valigia e dei taccuini che evocano i viaggi che portatono Mascagni in Europa, Stati Uniti e Sud America: i notebook, in particolare, sono stati realizzati dall’azienda Rossi 1931 di Barberino sul Mugello, in provincia di Firenze, «che per la copertina ha usato bucce di ciliegia essiccate, con un’attenzione dunque anche alla sostenibilità ambientale».

Infine, un tocco femminile nelle sciarpe e nelle pochette di seta made in Italy che riproducono quadri di Claudio Marcello ispirati a tre delle opere più celebri di Mascagni, “Cavalleria Rusticana”, “Ratcliff” e “Iris”.

I proventi della vendita della collezione saranno utilizzati dal Comitato Mascagni per alcuni importanti obiettivi, come la creazione e digitalizzazione dell’archivio dei manoscritti e delle riproduzioni, delle opere del Maestro, dei cimeli, degli autografi, dei documenti, degli strumenti musicali. (Ch.B.)

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