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Il ricordo di Versace prosegue nel 2018: anche Berlino dedica una mostra…

fino al 13 aprile

Il ricordo di Versace prosegue nel 2018: anche Berlino dedica una mostra allo stilista

Il ricordo dei 20 anni della scomparsa di Gianni Versace non si è esaurito con la fine del 2017. A dimostrarlo è la nuova mostra Gianni Versace Retrospective, aperta al pubblico ieri a Berlino, nel Kronprinzenpalais, dove sarà visitabile fino al 13 aprile.

In Germania in qualche modo affondano le radici della maison: la primissima sfilata di Versace fu organizzata il 5 febbraio del 1978 a Lippstadt dall’imprenditore tessile Albert Eickhoff, incuriosito da quel giovane talento italiano di cui aveva scoprto i bozzetti due anni prima a Firenze.

Ora, a Berlino approdano un centinaio di outfit e accessori che raccontano la storia del marchio e del suo creatore. Quattrocento pezzi arrivano dall’Italia, precisamene da Napoli, selezionati fra i duemila che compongono la più ricca collezione privata di Gianni Versace, quella di Antonio Caravano,

«Il progetto è nato per ricordare Gianni Versace a 20 anni dalla morte - spiega Sabina Albano, curatrice della parte italiana della mostra e della Antonio Caravano private collection -. Il 15 luglio scorso, giorno dell’assassinio di Versace, al Museo Archeologico di Napoli abbiamo inaugurato la mostra “Gianni Versace Magna Grecia Tribute”, dove abbiamo messo a confronto le iconografie ispirate all’Antica Grecia di Versace con alcuni reperti presenti nel museo. È stata un successo (ha avuto oltre 100mila visitatori, ndr), segno che Gianni Versace è un nome capace di attrarre interesse da tutto il mondo».

Gianni Versace negli anni 70 con l’imprenditore tedesco Albert Eickhoff

La collezione Caravano ha prestato i suoi pezzi per tre sezioni in particolare: «Una è una stanza dedicata al bondage, con creazioni della collezione del 1992 in cui Versace riprese temi del sadomaso e della cultura underground come borchie e stringhe, riportandole su abiti che sarebbero poi stati indossati da signore “bene”. In questo senso Berlino, come città dove la cultura underground e techno è sempre stata molto vivace, è il luogo ideale per esplorare questo aspetto».

Le altre sezioni sono «una sorta di corridoio con foulard di seta che svolazzano sulle teste dei visitatori come in un souk e quella dedicata a Bruno Gianisi, per quasi 20 anni braccio destro di Gianni Versace come capo dell’ufficio stile, di cui abbiamo esposto 20 bozzetti, a volte con i pezzi realizzati».

Oltre alla mostra, è interessante la storia della formazione della collezione di Antonio Caravano: «La sua passione per Versace è nata negli anni Novanta, quando si recava spesso a Miami e sentiva che la città era rinvigorita dalla presenza di questo italiano così creativo - spiega -. La sua morte nel 1997 fu uno choc. Le circostanze mai ben chiarite della sua morte spinsero molti a liberarsi delle creazioni firmate Versace e dunque per Caravano fu facile rinvenirle, anche a prezzi molto accessibili, nei mercatini dell’usato.Il vintage ancora non era in auge, erano visti solo abiti e accessori usati, vecchi. Da quel primo nucleo ha preso vita la collezione».

Il sogno è di portare la mostra proprio a Miami, ma anche di trovare una sede dove poter esporre in via permanente la ricca collezione di Caravano.

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