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Il fare sistema premia la moda italiana: nel 2017 cresce del 2,8% e…

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Industria + Finanza

Il fare sistema premia la moda italiana: nel 2017 cresce del 2,8% e sfiora i 90 miliardi

In attesa che la GroKo, la grande coalizione che dovrebbe governare la Germania, diventi realtà (non sono mancati i toni trionfalistici, manca invece l’approvazione interna dei partiti), c’è una squadra altrettanto variegata che ha preso forma da almeno un anno e che ha già raggiunto traguardi importanti. Parliamo di una “grosse koalition” tutta italiana, quella che unisce i tanti settori del sistema moda: abbigliamento, calzature, pelle, pelletteria, ma anche gioielli, bigiotteria, cosmesi e occhiali. Nel 2017 (si veda il grafico accanto) il fatturato complessivo è cresciuto del 2,8% sul2016 a oltre 87 miliardi, con un export di 65,8 miliardi, in aumento del 6% e pari a oltre il 65% della produzione totale.

C’è poi un’altra alleanza sempre più chiara: non franco-tedesca, come quella che vorrebbero Martin Schulz e (forse) Angela Merkel, bensì franco-italiana. Lo aveva auspicato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, in occasione del forum economico organizzato a Roma da Confindustria alla fine di gennaio. «Dovremmo costruire un polo della moda tra Parigi, Milano e Firenze», aveva detto. Con alcune precisazioni, è tornato sul tema Carlo Capasa, presidente della Camera della moda, che ieri ha presentato Milano moda donna, la fashion week dedicata alle collezioni femminili per l’autunno-inverno 2018-19, che si terrà a Milano da martedì 19 a lunedì 26 febbraio. «Insieme a Parigi, siamo il riferimento mondiale, “the place to be”, come dicono gli americani. Nelle ultime tornate Milano è sembrata a tutti il punto di riferimento per capire dove sta andando il fashion system globale – ha detto Capasa –. Non parlo solo di tendenze dalle passerelle, ma di sostenibilità, costruzione del futuro attraverso i talenti emergenti e capacità di raccontare la moda, che è sempre stata uno strumento per comprendere l’evoluzione delle società».

Se il sistema moda allargato è cresciuto del 2,8%, contro l’1,5% stimato per il Pil italiano, lo si deve anche a una comunanza di intenti che per molti, troppi, anni è stata una chimera. «Si parla sempre, giustamente, di fare squadra. Purtroppo non sempre alle parole seguono fatti – ha sottolineato Cristina Tajani, assessore con delega alla Moda del Comune di Milano –. Per questo è importante dire che il successo delle ultime fashion week è frutto di una continuità di impegno e dialogo tra istituzioni e associazioni del settore. Mi riferisco al Comune, al ministro dello Sviluppo economico e all’Ice. Gli interlocutori sono stati la Camera della moda e le associazioni di settore e gli organizzatori di fiere, compreso naturalmente, a Firenze, Pitti Immagine».

Il risultato «dell’impegno e dialogo» citato da Cristina Tajani è stato, in settembre, Milano XL: sfilate e presentazioni si sono svolte in parallelo a fiere di settore ed eventi aperti alla città. Nell’imminente tornata lo sforzo sarà analogo: alle 64 sfilate e 95 presentazioni si aggiungono manifestazioni come Mipel, Micam, Super,White e theOne. Si conferma inoltre lo sforzo per offrire occasioni speciali ai milanesi, ai turisti e agli operatori della moda che vogliano aggiungere qualcosa di “laterale” agli incontri e impegni di business.

«Il 22 gennaio si apre a Palazzo Reale, dove Caravaggio ha appena battuto ogni record di presenze, Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001, una mostra curata da Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi – ha ricordato Carlo Capasa –. È un modo per festeggiare i 60 anni della Camera della moda, che ha organizzato e prodotto la mostra, ma soprattutto per raccontare l’unicità del made in Italy, dal tessile alle passerelle. Non dimentichiamolo mai: siamo l’unico Paese ad avere una filiera del tessile-moda completa e di qualità e siamo i primi produttori di alta gamma al mondo. I numeri del 2017 valgono mille discorsi: la nostra è la seconda industria dell’economia italiana e ha un ruolo fondamentale per l’immagine del Paese nel mondo».

Last but not least, con altrettantogiustificato orgoglio, Capasa ha parlato del ruolo da apripista che le fashion week di Milano e la Camera della moda hanno avuto nel portare all’attenzione di tutti la sostenibilità ambientale e sociale, il sostegno ai giovani, linfa vitale e futuro del sistema, italiano e non solo.

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