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Kiko riposiziona il retail globale e lascia gli Usa

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Kiko riposiziona il retail globale e lascia gli Usa

Kiko ridisegna la mappa mondiale della sua distribuzione: da un lato espansione in India, Asia e Medio Oriente e dall’altro razionalizzazione della presenza negli Stati Uniti dove il retail è in difficoltà. Lo racconta il nuovo amministratore delegato, Cristina Scocchia, che ha messo a punto un piano industriale da 90 milioni di euro per l’azienda impegnata sul fronte finanziario in un’operazione di riassetto del debito (si veda Il Sole 24 Ore del 1° febbraio 2018).

La multinazionale, presente in 21 Paesi con 7.500 dipendenti, più di mille punti di vendita diretti e un canale e-commerce esteso a 33 nazioni, ha chiuso il 2017 con ricavi in crescita del 3% a 610 milioni di euro, accompagnata però da una significativa contrazione della redditività. «Il nostro obiettivo - spiega Scocchia - è tornare a un livello di redditività importante nel minor tempo possibile, attraverso un mix di razionalizzazione, taglio dei costi e forti investimenti in prodotto, marketing, It ed espansione geografica».

India, Asia e Medio Oriente sono le aree target del marchio. «Sono Paesi con un forte sviluppo demografico, alti tassi di crescita del mercato cosmetico e forte richiesta di brand con un posizionamento come il nostro - aggiunge l’ad -, anche se i nostri mercati principali restano l’Italia, con il 36% del fatturato totale, la Francia, la Spagna e il Portogallo. Contiamo di portare la quota di ricavi di questi tre mercati emergenti dal 4% attuale al 20% sul totale e di aprire oltre 70 punti vendita da qui al 2020, puntando sul nostro nuovo format, il KikoId: nei prossimi mesi ne inaugureremo uno in Medio Oriente». Il primo KikoId è stato inaugurato a Milano. «Il futuro dell’azienda sarà sempre più innovativo e digitale - racconta la manager -. E l’apertura del nuovo flagship è l’esempio più eclatante».

La spinta delle vendite in Asia e Medio Oriente significa al contempo un riassetto organizzativo della presenza in altre aree come gli Stati Uniti. «È uno dei mercati più difficili per il retail in generale - commenta Scocchia -. Si stima che nel solo 2017 il calo generalizzato del traffico abbia portato alla chiusura di oltre 7.300 punti vendita nei settori più disparati, dall’abbigliamento alla ristorazione. Gli Usa sono il mercato in cui Kiko ha sofferto di più negli ultimi anni e visto l’andamento generale del retail in questo Paese abbiamo deciso di razionalizzare la nostra presenza. Avvieremo una procedura finalizzata alla continuazione parziale dell’attività, che prevede il pagamento di tutti i creditori sociali e la chiusura nei prossimi 3 mesi di 25 dei 30 punti di vendita. Resteranno i più rappresentativi come quelli di Time Square a New York e di Miami, oltre alle vendite online».

L’e-commerce è un altro focus del piano triennale: «Le vendite da questo canale al momento valgono il 4% del totale. Vogliamo raddoppiare questa quota entro il 2020 - conclude l’ad -. Investiremo 25 milioni dei 90 milioni complessivi in attività di It».

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