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Maison Bottega Veneta a New York tra icone del marchio e simboli pop

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Maison Bottega Veneta a New York tra icone del marchio e simboli pop

La townhouse Bottega Veneta, terza Maison dopo Milano e Beverly Hills, inaugurata la scorsa settimana al 740 di Madison Avenue
La townhouse Bottega Veneta, terza Maison dopo Milano e Beverly Hills, inaugurata la scorsa settimana al 740 di Madison Avenue

«Mostrare come vivono i nostri clienti, gli ambienti che abitano e le cose di cui scelgono di circondarsi, dall’arte ai libri, è importante, perché amalgama gli elementi che contraddistinguono Bottega Veneta in un racconto evidente» spiega Tomas Maier, da oltre quindici anni direttore creativo del marchio che ha fatto del lusso discreto e della artigianalità somma le proprie cifre distintive.

Siamo a New York: 740 Madison Avenue, la zona dello shopping a cinque stelle. Maier, egli stesso un emblema di calma e discrezione, è al piano attico della boutique appena inaugurata. Boutique non è il termine esatto: questa di New York è per Bottega Veneta la terza Maison dopo Milano e Beverly Hills. Progetto di retail avvolgente quanto originale, le Maison presentano il lifestyle Bottega Veneta, ma non seguono una formula standard. Al contrario, ciascuna riflette le caratteristiche irripetibili della città che la ospita, inserendosi nel tessuto urbano per accogliere il genius loci. «Il concetto della provenienza è importante nel mondo di Bottega Veneta – prosegue Maier, seduto su un sofà di camoscio intrecciato in una nuance verde laguna –. Il marchio proviene da uno specifico luogo, e questo racconta una storia. Ha delle radici e un certo modo di fare le cose. Volevo introdurre nei nostri negozi questo senso di appartenenza. Come evidenzia il nostro motto When Your Own Initials Are Enough, l’individualita è un aspetto essenziale. Ogni Maison pertanto èunica». Quella newyorkese è un progetto ambizioso, e l’apertura è stata celebrata con uno speciale show nel corso della fashion week, il primo per Bottega Veneta fuori da Milano, e con una collezione di accessori, Icons of New York, che unisce l’intrecciato - simbolo di Bottega - ai simboli pop che identificano la Grande Mela nell’immaginario collettivo.

La Maison mantiene all’esterno l’aspetto della townhouse patrizia, mentre gli interni hanno subito un radicale restyling che mescola modernismo delle linee, tattilità della materia e pittoricismo del colore. Nel contrasto tra tradizione e invenzione sta il raggio di azione estetica del marchio. L’attico, fiore all’occhiello della struttura, è un vero e proprio appartamento, decorato con le collezioni di arredo e pensato come spazio privato e segreto. La domesticità è un elemento su cui Maier lavora con trasporto, convinto che lo stile sia ambiente e stato d’animo. Non a caso, anche la sfilata newyorkese si è svolta in un appartamento, ricostruito a sorpresa sotto la volta a cassettoni della Borsa, nel pieno del Financial District e a due passi da Ground Zero. «Questo show ha rappresentato per me un momento emozionante, e anche uno statement – racconta Maier –. New York è stata la prima città, nel 1972, in cui Bottega Veneta aprì un negozio fuori dall’Italia. New York è un luogo di fiera individualità che ci è congeniale: siamo un marchio che definisce la propria identità attraverso il cliente. Non ci interessa il logo e tutto ciò che è troppo appariscente. Nelle ultime stagioni la nostra estetica si è fatta certamente più eccentrica, imprevedibile e artistica, ma i valori di base sono sempre gli stessi. Anzi, è uno solo: la discrezione». È un understatement non punitivo quello di Bottega. Al contrario alquanto gaudente, fatto di colori e materiali accostati con audacia e sicurezza. Tendenze che nella moda esplorano anche altri, va detto. Bottega Veneta però lo fa con una discrezione peculiare, creando pezzi senza tempo per comunicarli attraverso idee di retail eleganti. «Voglio dare ai clienti esperienze uniche – conclude Maier –. Il nostro shopping deve essere una destinazione, perché il nostro prodotto è fuori dal comune».

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