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Arrivano i software cacciatori di falsi online

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CONTRAFFAZIONE

Arrivano i software cacciatori di falsi online

Per combattere i falsi serve un’alleanza, o almeno una comunione di intenti, tra marchi e consumatori. La contraffazione ha conseguenze nefaste per tutti: primo, è un business illegale gestito dalla criminalità organizzata, che danneggia il lavoro della parte onesta della filiera (dai produttori ai distributori ai commercianti) e toglie entrate fiscali allo Stato. Secondo, perché sui falsi non c’è alcun controllo e i test effettuati sui prodotti sequestrati mostrano gravi violazioni dei protocolli sulla tossicità di tessuti e metalleria e, per quanto riguarda gli occhiali, di mancato rispetto delle regole sui filtri solari. Internet ha reso ancora più facile la vita ai disonesti ma la tecnologia, come quasi ogni cosa, ha sempre una doppia faccia: software di nuova generazione sono un’arma efficace per scovare i siti che vendono prodotti contraffatti e farli chiudere quasi allo stesso ritmo con cui aprono.

«Plagio: è questa la parola che userei al posto di falsi o imitazioni. È una vera piaga, sia per marchi storici, affermati e globali sia per brand ancora giovani e relativamente piccoli, come noi», spiega Andrea Bucalossi, ceo di Duemmei, la società che ha creato il marchio di parka di lusso Mr&Mrs Italy, passata in 4 anni da 1,5 milioni di ricavi ai quasi 58 del 2017. La lotta alla contraffazione è molto costosa, ma Duemmei ha deciso di seguire la strada di Gucci, che riesce a far chiudere i siti che vendono prodotti falsi. Nel Regno Unito tra i brand più attivi c’è Belstaff e online, a proposito di lato positivo della medaglia, ci sono veri e propri tutorial per distinguere un prodotto vero da uno falso.

La maggior parte dei siti da chiudere sono in Cina, spesso legati a marketplace come Alibaba o ad account aperti su Weibo. «Oggi è possibile impostare un software perché vada a caccia di siti che vendono prodotti simili o apparentemente identici a quelli originali – conclude Bucalossi –. Usandoli abbiamo fatto chiudere decine di siti in pochi mesi. Ma stiamo pensando anche a un chip da inserire in ogni capo che mostri al cliente non solo l’autenticità del marchio, ma la trasparenza di ogni passaggio della filiera che ha portato al capo finito».

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