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Artrooms, al The Church Palace di Roma le stanze diventano gallerie d’arte

Delle potenzialità di un hotel e delle sue camere abbiamo parlato spesso in questa rubrica del Sole 24 Ore. Sono spazi versatili, sufficientemente pubblici e sufficientemente privati per prestarsi a utilizzi che vanno oltre la canonica funzione alberghiera. E Artrooms Fair, a Roma dal 2 al 4 marzo (ingresso 10 €), lo dimostra. La fiera di artisti indipendenti nata al Melià White House di Londra cinque anni fa è migrata nella capitale, ospite di The Church Palace, un ex convento dagli spazi generosi trasformato in un albergone da 190 camere, che ben si presta all'iniziativa, avendo già una collezione d'arte piuttosto nutrita, un grande auditorio e un bel parco intorno.

Il rapporto tra arte e camere d'hotel è stato sperimentato in diverse occasioni. Per esempio con la mostra “Chambre 763” all'Hotel Carlton Palace, curata da Hans Ulrich Obrist nel 1993, e Room Service alla Kunsthalle di Baden Baden nel 2014, con un'esposizione interattiva in una stanza del Brenners Park, storico cinque stelle lusso di Oetker Collection. Spesso gli alberghi sono stati cornice di progetti fotografici, dalle intrusioni di Sophie Calle nelle stanze abitate dagli ospiti agli scatti di facciate monumentali di Andreas Gursky.

La novità di Artrooms invece consiste nel trasformare temporaneamente le stanze in mini spazi di esposizione per 50 artisti senza galleria di rappresentanza, selezionati da un comitato di curatori, galleristi, collezionisti (tra cui Pietro di Pierri, proprietario di The Church Palace). Agli artisti viene assegnata una camera da trasformare, secondo la propria sensibilità, in opera site specific e/o mostra.

«Nelle camere si crea subito intimità, anche per la presenza centrale del letto, che non si può togliere. Sono ambienti piccoli, dove entrano poche persone per volta, facilitando l'incontro con l'artista», spiega Cristina Cellini Antonini, direttrice e fondatrice della fiera con Francesco Fanelli. La camera è offerta, mentre il viaggio è a carico dell'artista. «Un'artista australiana selezionata che non aveva i soldi per il biglietto aereo ha fatto una campagna di crowdfunding, raccogliendo 5000 $ in due settimane. E alla fiera ha venduto tutte le sue opere», racconta la curatrice.

La fiera propone inoltre 20 video, e una sezione di sculture all'aperto, oltre a una performance di magia e canto in ologramma e un'installazione in condivisione con La Rinascente. «Ci saranno quasi 100 artisti, provenienti da trenta paesi. Il nostro è un lavoro di scouting, portando le più interessanti tendenze dell'arte a livello internazionale e creando un'occasione di incontro tra artisti e galleristi».

Il grande cinema dell'hotel con impianto audio ad alta tecnologia, ospita la rassegna video, curata da Gianfranco Valleriani: 20 artisti, tra i quali l'iraniana Tahmineh Monzavi, appena nominata all'International Women Protographers Award, uno dei più importanti premi di fotografia femminile, e l'italiano Alex Marenga con un video ispirato ai Pink Floyd sulle vacche della campagna romana.

«Abbiamo selezionato linguaggi diversi, classici, sperimentali, bianchi e neri. Credo, e spero, che si uscirà dalla proiezione capendo l'importanza della video arte nello scenario internazionale, e offrendole finalmente un posto anche sul mercato italiano».

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