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Il fondo Progressio entra in Save the Duck

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sostenibilità

Il fondo Progressio entra in Save the Duck

«Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto veramente tante proposte da fondi, altre aziende del settore e grandi gruppi. L’idea di rafforzarci per crescere ancora più rapidamente era allettante. Abbiamo cercato però di fare tutto con la massima razionalità e tenendo come punto fermo la nostra visione del brand. O meglio, la nostra filosofia di vita e di lavoro».

Nicolas Bargi, fondatore del marchio di piumini Save the Duck, introduce così l’accordo annunciato ieri, sottolineando che non si tratta «di un’operazione puramente finanziaria», ma prima di tutto di «un felice incontro tra persone». La compagine societaria cambia radicalmente: Marina Salamon ha ceduto il 51% delle quote che deteneva attraverso la società Alchimia e socio di maggioranza diventa il fondo Progressio Investimenti. Che alla base dell’operazione ci siano affinità personali però è confermato dalle parole di Marina Salamon: l’imprenditrice ha detto che continuerà a seguire con attenzione il percorso di Save the Duck, «un’azienda di cui sono prima di tutto una grande fan e che si ispira a quei valori di responsabilità sociale e ambientale dai quali nessuno può più prescindere».

Nel 2011, quando Bargi, che resta alla guida della società e dell’ufficio stile, lanciò il suo marchio, forte anche della tradizione tessile famigliare, nessun grande stilista o brand aveva politiche fur free. Save the Duck era già oltre, essendo addirittura animal free: i vari tipi di piuma usati per le collezioni da donna, uomo e bambino, non sono strati strappati ad alcun animale e la pelle è altrettanto ecologica. Si calcola che nel solo 2017 Save the Duck abbia risparmiato ad almeno tre milioni di oche la sicuramente poco piacevole esperienza della spennatura.

I ritmi di crescita dell’azienda sono un caso di studio: in meno di sette anni i ricavi sono arrivati a 31,5 milioni e la stima per il 2018 è di salire a 36, con un export superiore al 50%. Ottima la redditività: l’ebitda 2017 è stato del 23%, previsto al 24% per l’anno in corso. L’obiettivo per il 2020 è di raddoppiare il fatturato 2017, superando abbondantemente la soglia psicologica dei 50 milioni. Non sono solo i numeri ad aver convinto Filippo Gaggini, managing director di Progressio: «L’azienda rappresenta esattamente il tipo di target sul quale puntiamo: un’eccellenza italiana, guidata da un imprenditore con doti fuori dal comune, con una crescita unica e una capacità senza pari di incrementare la presenza su scala mondiale».

Bargi ascolta con una punta di imbarazzo: ha imparato dalle due generazioni imprenditoriali che lo hanno preceduto a far parlare i fatti. Ma non nasconde l’entusiasmo per la nuova fase che si apre Save the Duck: «Dal punto di vista della filosofia di prodotto non cambia molto, anzi. Investiremo ancora di più in ricerca su tessuti e imbottiture, per renderle sempre più simili al dono che la natura ha fatto alle oche – spiega –. Ma grazie al contributo di Progressio, che ha all’attivo fondi gestiti per oltre 400 milioni e ha già messo a segno 21 investimenti, svilupperemo il retail e l’e-commerce e affineremo il canale wholesale».

Entro il 2018 aprirà a Milano il primo monomarca, seguiranno New York, Tokyo e Londra: «Stiamo scegliendo tra progetti di architettura al 100% sostenibile e rivoluzioneremo il calendario dei lanci: ogni mese arriverà in negozio una collezione diversa per funzionalità, pesi, materiali. Propongo alle persone capi utili, oltre che belli, non punto ad aggiungere l’ennesimo piumino al loro guardaroba».

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