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Partono da Roma le nuove palestre hi-tech di Virgin Active

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Partono da Roma le nuove palestre hi-tech di Virgin Active

«Da questo nuovo club prende inizio il nostro nuovo piano di sviluppo non solo per Roma, ma per tutti i nostri centri»: Luca Valotta, presidente e direttore generale Virgin Active Continental Europe, parla del futuro del brand fra i drappi scarlatti della sala dedicata all’Active Yoga, una delle discipline nel menù del nuovo club Virgin Active, appena inaugurato in zona Valle Aurelia. Un’apertura che porta a sette i centri firmati dal brand di Sir Richard Branson nella Capitale e a 35 quelli italiani.

«Si tratta del primo centro 4.0, un “nativo digitale”, pensato e realizzato dando priorità alla tecnologia e alla connettività», prosegue Valotta, che dal 2003, anno del suo esordio nel gruppo, ha fatto del “digital first” il cuore del suo piano di sviluppo di Virgin Active in Italia. «Con la piattaforma MyVirgine Active, e con uno speciale braccialetto con chip integrato, si possono anche prenotare corsi e aprire l’armadietto - spiega -. La nostra app, inoltre, consente di monitorare la composizione corporea dell’utente, suggerendo i programmi di allenamento più adatti. Si tratta di un’offerta del tutto nuova per il gruppo, che, partendo dall’Italia, rende il nostro Paese un pioniere nell’innovazione digitale in questo campo. Altri degli otto Paesi dove oggi Virgin Active è presente, tendenzialmente più digitalizzati del nostro, come Regno Unito e Australia, ci hanno già preso a modello».

Oltre a questo rilevante investimento negli aspetti più tech, il club romano è anche il primo a offrire nuove discipline, come il Punch Boxing Studio e lo Studio Reformer Pilates, «corsi più “boutique”, che di solito si trovano solo in palestre più piccole», nota il manager. Ora l’obiettivo è espandersi ancora: «Roma è la seconda città in Italia per numero di centri, dopo Milano, dove ne abbiamo 12. Entro i prossimi cinque anni inauguremo anche i primi centri “Collection”, più piccoli e in zone più centrali, sul modello dei tre già aperti a Milano, che stanno andando benissimo».

Molto buoni sono anche i conti di Virgin Active: lanciato nel 1999 con il primo centro di Preston, in Gran Bretagna, oggi il marchio è presente in otto Paesi, ha 233 club con 1,4 milioni di iscritti (di cui 160mila in Italia) e 14mila dipendenti. Nel 2016, ultimo bilancio disponibile, Virgin Active Italia ha avuto 141 milioni di ricavi (+11% sull’anno precedente) e, sottolinea Valotta, «negli ultimi tre anni il Mol è cresciuto quasi del 50%. Entro il 2021 prevediamo di investire altri 100 milioni, inaugurando 15 nuove strutture, non solo in grandi città».

Nei piani di Valotta c’è anche il lancio di servizi che possano portare nel mondo Virgin Active anche chi non è iscritto ai club: «Stiamo lavorando a programmi da scaricare su mobile e da provare a casa o outdoor, magari in un parco, firmati con il nostro brand». Tutta questa attenzione al digitale, però, non deve far pensare che i clienti tipo di Virgin Active siano solo Millennials: «In realtà l’età media è di 45 anni e il 50% dei nostri clienti ha fra i 45 e gli 80 anni. Sono le persone più stanziali, con più alta capacità di spesa e più tempo libero. E sono sempre più consapevoli del fatto che l’attività fisica rende migliore e più lunga la vita» .

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