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Tensioni geopolitiche e rischio dazi spaventano il tessile-moda

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aspettando pitti uomo

Tensioni geopolitiche e rischio dazi spaventano il tessile-moda

Il 2018 è partito col segno positivo per l’industria italiana del tessile-moda, che nel primo trimestre ha messo a segno una crescita del fatturato dell’1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata dall’export, anche se le dinamiche sono state assai diverse non solo tra un comparto e l’altro ma addirittura all’interno degli stessi segmenti di business.

Per questo l’indagine congiunturale fatta dal centro studi di Confindustria Moda su un campione di 70 imprese che operano in tutti gli stadi della filiera parla di «schizofrenia della domanda» e di «tante sfumature e specificità che interessano le realtà settoriali», mantenendosi cauta sulla chiusura d’anno nonostante la raccolta ordini delle aziende nel primo trimestre sia risultata soddisfacente (+3,4%). A preoccupare sono le condizioni di contesto, elencate ieri - alla presentazione della prossima edizione del salone Pitti Uomo che si è svolta a Milano - da Claudio Marenzi, presidente della società fieristica Pitti Immagine e della federazione Confindustria Moda. «Il 2018 è iniziato bene - ha detto Marenzi - ma resta qualche perplessità sul secondo semestre per le tensioni geopolitiche e il rischio di dazi. Ripetere i buoni risultati del 2017 sarà difficile».

Gli occhi sono puntati su due Paesi fondamentali per il made in Italy come Usa e Giappone, che l’anno scorso hanno frenato gli acquisti: -1,7% gli Stati Uniti (a 1,97 miliardi di euro), terzo mercato di sbocco estero del tessile-moda italiano, che già aveva avviato la cura dimagrante nel 2016; -2,9% il Giappone (a 973 milioni), ora undicesimo in lista (ma sempre in testa per capacità di cogliere le tendenze).

A fronte di queste flessioni è cresciuto nel 2017 l’export verso la Cina (+11,9% a 1,1 miliardi di euro) e la Russia (+10,9% sopra 1 miliardo di euro), anche se il peso di questi due Paesi è ancora ben lontano da quello degli Stati Uniti. Di positivo, secondo il presidente di Pitti Immagine, c’è il fatto che sia in Cina che in Russia sta crescendo il prodotto “premium” e sta rallentando il lusso estremo, dinamica che «è il segno di una normalizzazione del mercato e una buona notizia per Pitti Uomo che è una fiera sostanzialmente premium».

L’edizione numero 94, in programma alla Fortezza da Basso di Firenze dal 12 al 15 giugno col tema-guida dell’optical, avrà sempre una forte impronta internazionale sia dal lato dell’offerta - su 1.240 marchi che presentano le collezioni per la primavera-estate 2019, il 45% è straniero - sia dal lato della domanda (dei 19.400 compratori attesi, circa 8.400 sono esteri). Pitti Uomo beneficia dei finanziamenti del ministero dello Sviluppo economico per il sostegno alle fiere del made in Italy stanziati dal governo uscente (che copriranno anche l’edizione di gennaio 2019, permettendo di portare qualificati buyer internazionali), ma pensa al futuro: «Facciamo appello al nuovo governo - ha detto Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine - affinché siano mantenuti i contributi ai grandi eventi fieristici che hanno aiutato il settore in questi anni».

Sul fronte degli eventi, Pitti Uomo 94 vedrà il lancio della collezione uomo di Roberto Cavalli disegnata da Paul Surridge con una sfilata nel monastero della Certosa; la presentazione della collezione del designer londinese Craig Green nel Giardino di Boboli e quella dell’etichetta indipendente del giapponese Fumito Ganryu in una galleria d’arte. Per due marchi italiani di prestigio e di stampo familiare, Pitti Uomo sarà il palcoscenico di un anniversario importante: 70 anni di vita per Herno, l’azienda di Claudio Marenzi; 40 anni per Lardini, il marchio dell’omonima famiglia marchigiana.

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