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Camera con vista sulla Sicilia nascosta: Feudi del Pisciotto apre le porte su un territorio da scoprire

Potreste mai sentirvi pionieri in un viaggio in Italia? Eppure, alcune micro aree dove il turismo è ancora agli albori regalano il sapore delle scoperte. È il caso di alcuni entroterra siciliani, dove prima semplicemente non si andava perché non ce n’era motivo. Niscemi, provincia di Caltanissetta, è uno di questi luoghi. Magari ci passavi, ma certo non ti fermavi. Ora invece, come è già accaduto per altri paesini anonimi, se ne sente parlare, grazie a un nuovo resort che, dopo le prove generali lo scorso anno, è ora pronto per la sua prima, vera stagione.

Feudi del Pisciotto era un borgo nella campagna, dove si conduceva vita agricola con il tipico contratto di mezzadria, incredibilmente in auge fino a pochi anni fa. Poi l’economia ha preso altre strade, e il complesso in pietra sul cocuzzolo di una collina è stato abbandonato in rovina, finché non lo ha adocchiato Paolo Panerai, che aveva già dei vigneti vicino alla costa.

Era impossibile ignorarne il fascino e non immaginare, al posto del paese ormai fantasma, un ospitale luogo di riposo e vacanza. E lo è diventato: solo 10 camere, contemporanee ed essenziali in sintonia con gli esterni imponenti, ma dal sapore contadino. Sono tutte diverse, come suggeriscono gli spazi. Alcune danno sulla corte interna, con un vecchio ulivo al centro, così ben potato da sembrare un bonsai racchiuso tra pareti tanto spesse. Altre camere sono su due piani per sfruttare l’altezza dei soffitti, che supera i 5 metri, e si aprono su una terrazza grande come una piazza, affacciata su un duplice paesaggio: selvaggio e tutelato a parco, rurale coltivato a vite.

Pur essendo nato come masseria, con il vecchio palmento e i campi da coltivare, per la sua posizione isolata i Feudi sembrano quell’eremo che ogni tanto si desidera per poter staccare la spina e poi ricominciare. È effettivamente il luogo ideale, con i suoi ampi spazi, i suoi salotti all’aperto e quelli nella penombra per ripararsi dalla canicola, la piscina a balza verso le colline e la piccola Spa che si trova negli ex magazzini, gli orizzonti lunghi, senza brutture a interferire. Volendo, si può restare arroccati in questo castello dei sogni tutto il giorno, senza noia, procurandosi buone letture, pc per scrivere, musica da ascoltare e abbandonandosi al ritmo siciliano.

La colazione inizia con paste di mandorla, “pane cunzato” (condito con olio e pomodorini secchi), spremuta di arance fresche in una sala inondata dalla luce di un’enorme finestra. È tutto extra large, tutto confortevole, tutto elegante, dagli arredi di design ai tappeti patchwork, alle ceramiche di Giacomo Alessi, di cui il proprietario di Feudi è collezionista appassionato.

Il ristorante è un’altra bella sorpresa: di nuovo grandi sale con pietra e cucina a vista. Lo chef Christian De Simone, siracusano confidente e inventivo nell’uso degli ingredienti del territorio, prepara piatti dichiaratamente siciliani, alleggeriti nella sostanza ma non nel gusto, e pensati per i vini che invecchiano nella cantina sottostante, che si intravede dal pavimento di cristallo.

Vini su cui l'enologo Alessandro Cellai sta facendo un importante lavoro di perfezionamento, che racconta agli ospiti accompagnandoli fra i 44 ettari di vigneti collocati entro i confini della denominazione geografica del Cerasuolo di Vittoria, una delle zone più vocate della Sicilia, dove prosperano varietà autoctone, come Nero d’Avola, Frappato e Inzolia, e internazionali.

Le degustazioni guidate, così come le lezioni di cucina con lo chef, si fanno nella cantina e prevedono anche l’assaggio di quel Nero d'Avola 2015 con l’etichetta disegnata da Versace che ha conquistato la Top 100 dei migliori vini scelti dalla celebre rivista americana Wine Spectator. Un premio graditissimo dal team di Feudi del Pisciotto, anche perché con i proventi della vendita di queste bottiglie si finanziano restauri di monumenti e opere d’arte siciliane.

Sì, si potrebbe proprio restare nella tenuta senza mai metter il naso fuori. Sarebbe però un peccato perché - è lo stesso staff del resort a consigliarlo - ci sono cose magnifiche da vedere a meno di un’ora da Niscemi: i mosaici romani della Villa del Casale a Piazza Armerina, e la cittadina di Caltagirone, famosa per la lavorazione della ceramica e per il borgo barocco dichiarato Patrimonio Unesco insieme ad altri comuni dei dintorni.

Si può approfondire la scoperta di quest’angolo di Sicilia meno turistico con esperienze speciali, come la visita al laboratorio-museo di Giacomo Alessi, straordinario artista irregolare nel percorso e nel carattere, un giro nella fabbrica di pietra lavica di Made a mano, e il delizioso pranzo a casa di Pinella Pulvirenti, che ha trasformato la sua dimora di campagna tra campi di asparagi e altre erbe selvatiche in uno spazio culturale e gastronomico, con piccole performance e sontuosi pranzi siciliani, dove non mancano la parmigiana di melanzane e una ruota di cannoli appena riempiti con ricotta o crema al cioccolato.

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