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Amazzoni nel rodeo femminista

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Amazzoni nel rodeo femminista

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Un tempo si chiamavano collezioni crociera ed erano pensate per il piccolo pubblico delle spendaccione che a Natale, per le vacanze al caldo, esigevano un guardaroba nuovo (si veda anche l’articolo a fianco). Oggi la vita delle “cruise” in boutique va da novembre fino quasi a marzo, i pesi degli abiti variano dal cappotto all’abitino e le si comunica con show faraonici, meglio se itineranti, rumorosi il più delle volte.

«Il reale e il fantastico si mescolano in queste presentazioni, ed è un aspetto che trovo stimolante: da una parte c’è il prodotto, dall’altro la narrativa che si può creare intorno ad esso», dice Maria Grazia Chiuri, direttore artistico delle linee donna di Dior. L’anno scorso si era spinta fino a Los Angeles. Questa stagione il viaggio è insieme una gita fuori porta e un attraversamento culturale. Lo show si svolge infatti nelle scuderie del Demaine di Chantilly, una quarantina di minuti fuori da Parigi, in mezzo a una splendida campagna battuta da una pioggia torrenziale, ma è, a sorpresa, un rodeo nel quale i francesismi di Dior vengono declinati in chiave messicana, mescolando, come è ormai sigla distintiva di Chiuri, durezze androgine e fragilità muliebri, decorazione e pragmatismo. L’immagine che suggella il messaggio, iterazione/ripetizione di un look che è già diventato codice, è la giacca mascolina di cotone, sagomata in vita con sapienza couture, indossata con lo joupon romantico e gli anfibi di gomma - scelta calzaturiera quanto mai profetica, perfetta per uno show en plein air sotto l’acqua.

Per sottolineare la riflessione sulla forza che incontra la fragilità, una esibizione di escaramuzas, le amazzoni messicane che fanno il rodeo con la gonna a balze - indossata sopra i pantaloni, il che è simbolico - introduce lo show, fornendone il sottofondo tematico. «Mi affascina l’idea di una squadra di donne che si cimentano nel rodeo, sport così muscolare, tradizionalmente considerato maschile - prosegue Chiuri -. Ho lavorato sull’idea dell’uniforme che non è una uniforme, immaginando una figura di moderna amazzone, pescando nel repertorio di un sud del mondo che non è troppo lontano dal mio sud di italiana. Penso infatti che ci sia una fratellanza, direi meglio una sorellanza che unisce tutti i sud».

In passerella la proposta è ricca: si va dalla toile de jouy interpretata in chiave selvaggia al tailoring da istitutrice, passando per una marea di abiti leggeri e spumeggianti indossati con giacconi e cappottini dall’appiombo marziale, conditi da un caleidoscopio di borse che dipana un perfetto piano di merchandising. Il risultato, però, poco o nulla deroga dalla formula già nota. Più interessante, forse, è l’urgenza femminista che ci sta dietro. «Sono convinta che oggi si possa fare tutto senza rimunciare alla femminilità - conclude Chiuri -. Una donna può fare anche il rodeo, che è poi una magnifica metafora della vita stessa: devi rimanere in sella, nonostante tutto».

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