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Fashion Plays Football

Il senso del calcio per la moda: i divi dello stadio sono i nuovi “fanatici contemporanei”

Dalla politica allo spettacolo, passando per ogni espressione della socialità, si assiste a una rapida e inesorabile involuzione dell’agire umano. L’elaborazione razionale, ovvero l’analisi, valutazione e comprensione critica, è sostituita dalla fiammata irrazionale, dalla reazione di pancia, gutturale, immediata. Che avanzino nuovi fanatismi è sorpresa relativa. Anche i marchi di moda, ormai, hanno sostituito alle clíque elitarie di iniziati i gruppi di fan, meglio se giovanissimi e facilmente addomesticati, che fanno la fila per avere un pezzo, uno qualsiasi, che urli al mondo l’appartenenza allo schieramento giusto. Segno di tempi.

Con il tempismo che da sempre ne caratterizza l’attività, la Fondazione Pitti Immagine Discovery dedica al tema del nuovo fanatismo un progetto multimediale che inaugura nel complesso di Santa Maria Novella oggi, giorno d’apertura della kermesse Pitti Uomo 94: una mostra e una esperienza che indaga i rapporti e le intersezioni tra moda e calcio - espressioni somme e in qualche modo complementari del fanatismo contemporaneo, visto il ruolo nodale che i calciatori hanno nel diffondere e validare voghe vestimentarie, ma visto anche il coinvolgimento attivo delle maison nel disegno di completi e uniformi - che va sotto il titolo Fanatic Feelings - Fashion Plays Football, perfetto come una operazione di branding per tifosi sfegatati.

Paul Pogba in un disegno di Karl Lagerfeld per Sepp Football Fashion

Curatori dell’iniziativa sono il critico Francesco Bonami e il giornalista Markus Ebner: una strana coppia arte moda – Ebner è l’inventore di Achtung Mode e di Sepp Football Fashion, verosimilmente la sola rivista di moda dedicata al calcio; Bonami ha diretto la Biennale di Venezia nel 2003 e non ha bisogno di ulteriori presentazioni – unita dall’acume sarcastico e dall’imprevedibilità del punto di vista. Scambiando competenze e visioni, Bonami ed Ebner hanno disegnato un progetto immateriale che è un turbinio di immagini e di suoni, senza che un solo oggetto fisico sia visibile, perché, dice il critico: «Gli oggetti di moda in mostra sono inerti, muti. Oggi assistiamo a un collasso totale del linguaggio verbale: si parla quasi solo per immagini, ed era giusto che Fanatic Feelings funzionasse al solo livello visivo e sensoriale». In mostra sono esposte foto di icone calcistiche di ieri e di oggi come Kaka, Edison Cavani, Jérome Boateng, ma anche i disegni di Karl Lagerfeld e di Hiroshi Tanabe che li ritraggono.

Sara proiettato A 21st century portrait, il film-documentario su Zinedine Zidane realizzato da Douglas Gordon e Philippe Parreno, e analizzate le figure di calciatori attenti al proprio apparire quali George Best, Eric Cantona o Gigi Meroni. Una sezione Street Style vede protagonisti David Beckham, Neymar, Franck Ribery e le star del football paparazzate nella quotidianità che le rende influencer perché per Bonami «quello che una volta era considerato tamarro oggi è modello di riferimento». I cori da stadio faranno da paesaggio sonoro, insieme agli applausi da sfilata. A corollario di tutto, una project room dedicata ai 120 anni della Figc - Federazione italiana giuoco calcio - e un Fanatic Bar aperto e funzionante, con tanto di gagliardetti delle squadre di calcio e fotografie dei campioni alle pareti. «Le similitudini tra calcio e moda sono innumerevoli, a partire dall’economia fiorente che mettono in moto – dice Markus Ebner –. Un tifoso del Napoli segue la propria squadra come un fan di Balenciaga si ossessiona per le sneaker. Giocatori e allenatori vanno e vengono di continuo, come i direttori creativi. Portare Hedi Slimane da Céline è come chiamare Pep Guardiola. I calciatori sono la nuova Hollywood, che non sta sullo schermo ma nello stadio, fisicamente coinvolta e presente. Sono moderni gladiatori».

Fan Moscow by Alexey Kiselev

«La moda e il calcio si uniscono inoltre nel rifiuto della stagionalità: un tempo c’erano campionati e collezioni – aggiunge Bonami – oggi le informazioni e gli eventi sono sparati nell’etere a getto continuo». La spinta iniziale dell’operazione Fanatic Feelings è nata dalla registrazione del mélange estetico attualmente in corso tra moda e calcio, anche se è forse l’aspetto meno sorprendente di tutto il progetto. Il fenomeno progressivo di sportivizzazione dello scibile vestimentario è cosa nota. I jersey da football sotto l’abito, come le sciarpe da tifoso con il logo, sono oggetti del nuovo desiderio fashion, certo, ma parlano di moda che guarda alla strada, non solo di calcio. È il sottotesto immateriale che lega indissolubilmente i due mondi a significare davvero.

«Ci interessano gli aspetti rituali e feticisti che creano immagini e fenomeni estetici, la coreografia del fanatismo – conclude Bonami –. Il calciatore è figura di riferimento perché condensa ed estremizza l’infantilismo della società contemporanea. Da che era un operaio del pallone è diventato una celebrity, giovanissima e spendacciona perché strapagata. In moda e calcio creatività e stupidaggine si mescolano in una estrema superficialità e nel gusto dell’autocelebrazione». Senza dimenticare il merchandising, cruciale per ogni aspetto del contemporaneo. La mostra gemmerà infatti una capsule di felpe e t-shirt con Yoox. Oggi va così.

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