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Trasformare un vino in ospitalità: l’alchimia di Carmen Moretti per L’Albereta e L’Andana

L’Albereta di Erbusco non è ancora un albergo storico. Ma anche se di anni ne ha solo 25, è già destinato a entrare nella storia dell’alta ospitalità italiana. Si tratta di un progetto di famiglia, nato dagli hobby di Vittorio Moretti, costruttore di professione, viaggiatore, buon bevitore e bon vivant, che ha trasformato una passione in business.

Ha cominciato con la tenuta Bellavista in Franciacorta, zona vocata al vino d’eccellenza. Poi ha aperto l’hotel vicino alla cantina. Quindi si è spostato in Maremma, dove ha acquistato la tenuta vitivinicola Petra, e ha aperto il secondo hotel, l’Andana. La vera fortuna del signor Vittorio sono però le tre figlie, che lo hanno seguito e si sono suddivise i ruoli nelle varie aree di business: Carmen all’ospitalità, Francesca al vino, Valentina all’architettura.

L'Albereta. Il Foyer Bar, attiguo al bistrò

«Ricordo perfettamente quando mio padre è tornato dalla Champagne innamorato del vino e del suo metodo. Voleva fare lo stesso in Franciacorta, creando una destinazione in sé, dove andare non solo per bere ma per stare bene», racconta Carmen Moretti, vice presidente di Terra Moretti, il brand che racchiude le proprietà di famiglia, che si è sempre occupata dell’hotel.
«Mio padre ha sempre coinvolto la famiglia nelle sue passioni. Viaggiavamo con la guida dei Relais & Chateaux in mano. Andavamo su e giù per creare sinergie di business, in bei posti e divertendoci. Quest’uomo ha condizionato la mia vita - sorride - : volevo fare l'architetto, ma lui non era convinto: “Tu vuoi avere sempre ragione, mi ha detto, fai legge, ci sarà utile”. Alla fine ho scelto la facoltà di Economia e commercio. Però la vera scuola è stata l’azienda. Ho iniziato prestissimo, a 20 anni, e ho fatto di tutto, amministrazione, commerciale, costruzioni. Poi quando è nata l’Albereta ho trovato la mia collocazione».

L'Albereta è una villa di fine Ottocento su una collina di fianco alla cantina Bellavista. Non faceva parte della tenuta, ma Vittorio Moretti ha pazientato, finché si è resa disponibile e l’ha comprata per farne una foresteria. «Per creare un terroir non basta fare il vino buono - aggiunge Carmen -: bisogna completare con ristoranti e ospitalità di livello ed esperienze speciali. Soprattutto, nel caso della Franciacorta, bisognava farlo conoscere.

Per anni, alle cene di presentazione dei vini in giro per il mondo, mostravo la cartina della Franciacorta, per localizzare Erbusco, il Lago d’Iseo, Milano e Venezia. Negli anni Novanta quasi nessuno all’estero conosceva la zona. A noi mancava uno chef importante. Un giorno, durante un pranzo da Marchesi con Gianni Brera, è stato proprio Gualtiero a candidarsi. Affare fatto».

Avere uno chef da tre stelle Michelin, subito riconfermate all’Albereta, è stato un trampolino importante: «La Franciacorta deve molto a Marchesi. Chi voleva mangiare dal Maestro doveva andare all'Albereta. E una volta qui, visitava cantine, lago e il resto».

Oggi gli alberghi della famiglia Moretti sono due. L’altro è L’Andana, a Castiglione della Pescaia. «Di nuovo, siamo partiti dalla cantina. Stavamo sviluppando Petra Wine, la tenuta in Maremma di cui si occupa mia sorella Francesca, quando ci hanno proposto di acquistare la proprietà del granduca di Toscana, in zona. Un posto meraviglioso: 500 ettari di campagna isolata, a 6 km dal mare, con uliveti e terreni ideali per la vite». La formula è la stessa: le vigne, una dimora di lusso, un grande chef per il ristorante Trattoria Toscana. All’inizio all’Andana c’era Alain Ducasse, da due anni Enrico Bartolini.

L'Andana. La piscina

«Oltre a queste cose ci vuole anche la Spa - afferma Carmen -: all’Albereta abbiamo iniziato 15 anni fa con Chenot. È stata una mia idea, che ha superato le perplessità di tutti. Per aprirla, Dominique e Henri avevano bisogno di 1500 mq, oggi siamo arrivati a 1900. D’altra parte, costruire è il nostro mestiere».
Come si conciliava l’ipocalorico Chenot con l’allora nutriente Marchesi? «Chenot proponeva sì una dieta ferrea, ma nell’ambito di un concetto di benessere all’avanguardia: naturopatia, detox, anti age, ricerca. A giudicare dai risultati è stata la scelta giusta. Persino Gualtiero, che all’inizio non era entusiasta, si è dovuto ricredere perché la Spa portava lavoro. All’Andana, invece, abbiamo scelto un approccio più blando. Anzi, Ducasse voleva una Spa gourmand, dove offrire qualcosa di buono alla fine di ogni trattamento. Oggi non è così, ma resta l'impostazione rilassante».

Tenute e alberghi sono realtà organiche, in evoluzione. Ora che non c’è più Marchesi, è stato cambiato il concept, di cui si occupa “At Carmen”, la società di consulenza gastronomica di Carmen con il marito Martino de Rosa. Invece di un altro astro hanno preferito tornare a una cucina senza astri ai fornelli: ci sono un bistrot, un ristorante gourmet e quello di Chenot, dove si tengono lezioni di cucina salutista. Recentemente hanno aperto una pizzeria, con ricette di Franco Pepe e bollicine Bellavista. Un abbinamento che ha fatto il boom, tanto che stanno già pensando di ingrandirsi.
I prossimi progetti di At Carmen saranno invece all’estero, stavolta con la mission di far conoscere i prodotti italiani: «Nei nostri sogni c’è un albergo per portare l’Italian Style nel mondo».

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