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L’industria degli occhiali made in Italy ci vede benissimo: in aumento fatturato, export e creatività

Un anno, l’ennesimo, che si annuncia positivo per l’occhialeria italiana. Tre le ragioni: la prima è che i dati 2017, presentati in occasione di Mido, la grande fiera di settore che si tiene in febbraio a Milano, fanno ben sperare anche per il 2018. Nel 2017 la produzione di occhialeria è cresciuta a un ritmo praticamente doppio (+2,9%) rispetto a quello del Pil del Paese (+1,5%), superando i 3,8 miliardi. Negli ultimi tre anni il settore si era abituato a crescite ancora più alte, ma il 2017 – aveva sottolineato Giovanni Vitaloni, presidente di Anfao e di Mido nei giorni della fiera – ha visto un leggero calo dell'export e la debolezza del mercato interno. Sostanzialmente stabile il numero di aziende (863) e occupati (17.284). L'aumento dell'export, pari al 90% della produzione totale, è stato del 3,2%: dei 3,73 miliardi di prodotti usciti dall'Italia, il 26% è andato negli Stati Uniti, da sempre primo mercato dell'occhialeria made in Italy.

Un modello Louis Vuitton

La seconda ragione di ottimismo è proprio il Mido: l'edizione 2018 è stata la più grande mai allestita, con 1.305 espositori provenienti da tutto il mondo. Record anche per i visitatori, arrivati a 58mila, in crescita del 4,9% rispetto ai 55mila dell'edizione 2017. Sono aumentati sia quelli italiani sia quelli stranieri, attratti in primis dal tema conduttore dell'edizione 2018, l'innovazione. «Per mantenere la leadership mondiale nel medio e alto di gamma dobbiamo continuare a investire in ricerca e sviluppo – ha più volte spiegato Vitaloni –. L'innovazione nel settore dell'occhialeria coinvolge sia il prodotto sia i consumatori. Anche per questo a Mido abbiamo deciso di dare risalto ai produttori di strumentazioni, macchinari e componentistica, che hanno un ruolo fondamentale per tutta la filiera. E i numeri finali ci hanno dato ragione».

Il terzo motivo di ottimismo è la vivacità mostrata in questa prima parte dell'anno dalle aziende del settore, grandi, medie e piccole. Il 24 aprile a Longarone (Belluno) Toni Belloni, direttore generale di Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo, ha tagliato il nastro della manifattura Thélios, nata dalla joint venture del colosso francese con Marcolin, terzo player italiano dell'occhialeria dopo Luxottica e Safilo Accanto a Belloni c'era Giovanni Zoppas, ex ceo di Marcolin e ora alla guida di Thélios.

Modello di Barberini, azienda veneziana che punta sull’artigianalità

Fermento inoltre sul fronte licenze: in maggio proprio Marcolin ha formato un accordo di partnership quinquennale con il marchio di pelletteria e abbigliamento di lusso svizzero Bally. Som Eyewear, azienda del Cadore che nel 2018 compie 40 anni, sempre nelle scorse settimane ha invece acquisito in esclusiva mondiale la licenza di produzione e distribuzione di montature a marchio Aeronautica Militare.

E Pitti si conferma la più nuova delle vetrine per gli occhiali: tra le conferme di questa edizione, il marchio milanese Spektre Sunglasses, che in meno di dieci anni si è ritagliato un posto tra i brand d i tendenza nel segmento sole.

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