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parchi e storie

Passioni, arte e fiori antichi: passeggiando nella grande bellezza dei giardini segreti di Roma

«Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? La festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze, e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle». Nella città di oggi sopravvivono tracce di quella in cui visse Rainer Maria Rilke, che così la descrisse nel 1904, immerso fra contemplazione e poesia nella sua casa studio fra i lecci di villa Strohl-Fern, ai confini di villa Borghese.
«La restaureranno entro breve», spiega, guardandola, Alberta Campitelli, esperta conoscitrice delle ville e dei giardini della città e oggi vicepresidente dell'Associazione Parchi e Giardini d'Italia. Come Stefano, il personaggio della “Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino che custodisce in una valigetta le chiavi dei più bei palazzi di Roma, anche lei possiede le chiavi ideali dei giardini “segreti” della città, che i turisti non trovano nelle guide e i romani spesso ignorano.

Francesco Trombadori, “Il Viale di villa Strohl-Fern”, 1919 circa

Solo il canto dei merli accompagna la nostra passeggiata, insieme alle note di una lezione di pianoforte di uno degli studenti del liceo Chateubriand, che ha una delle sue sedi nella villa dal 1958. Da allora i ragazzi fanno i loro disegni in quelli che furono gli atelier degli artisti: «Alfred Strohl era un nobile alsaziano che fuggì dalla sua patria, e la rinnegò aggiungendo al suo il cognome “Fern”, “lontano” in tedesco. Nel 1879 scelse Roma per il suo esilio, costruì la sua villa in stile gotico e mediterraneo, com'era la sua anima, e nel suo parco disseminò dimore per artisti, dove alloggiò fra gli altri anche Francesco Trombadori».

La grande bellezza dei giardini segreti di Roma

Un giardino ispirato da un sogno d'arte, come quello voluto dal cardinale Scipione Borghese tre secoli prima. Ci spostiamo di circa 1 km e mezzo, verso la Galleria, con gli edifici dell'Uccelliera e della Meridiana, collegati fra loro da tre giardini: «Queste aree erano prosecuzioni all'aperto della villa, veri giardini segreti perché protetti da muri alti tre metri - prosegue Campitelli -. Qui il cardinale Borghese incantava i suoi ospiti con la fioritura delle sue preziose bulbose, che si faceva inviare dai nunzi apostolici nel mondo, negli anni del culmine della “tulipomania”, la passione sfrenata per i tulipani. La storia li aveva distrutti, nel 1942 divennero anche orti di guerra dove si coltivavano cavoli e patate, ma negli anni Novanta li abbiamo riscostruiti: studiando archivi e opere dell'epoca vi abbiamo riportato le piante del cardinale, la sua collezione di agrumi, gli iris, l'assenzio, gli anemoni e i nasturzi».

Le erme di Gian Lorenzo Bernini, collage di arte romana del III secolo e aggiunte barocche, segnano il percorso che porta alla vicina “valle dei platani”, dove fra biciclette e cani felici della loro libertà si trovano i superstiti dei 40 alberi che furono messi a dimora dal cardinale in persona: «Sono monumenti viventi, sopravvissuti all'evoluzione della città. Un tempo segnavano la riserva di caccia dei Borghese. È una storia che quasi nessuno conosce, in un'area che andrebbe valorizzata».

C'è invece la fila, specie d'estate, per sbirciare nel buco (consuntissimo) del cancello più famoso di Roma, quello della Villa del Priorato dell'Ordine di Malta, sull'Aventino. In pochi (su prenotazione) riescono a varcarlo, trovando oltre un lungo, alto tunnel di allori e lecci che convoglia lo sguardo verso la cupola di San Pietro: «Questa galleria ricorda le “ragnaie” di caccia del Cinquecento - spiega - ed è l'elemento più celebre del giardino disegnato da Giovanni Battista Piranesi, che si trovò alla sua prima prova da giardinere, dopo aver riprogettato la chiesa dell'ordine risalente al X secolo, dove riposano le sue ceneri». La città sembra lontana, da questo giardino su uno dei suoi colli più silenti, dove scoprire nicchie con busti di filosofi e conchiglie, sarcofagi romani trasformati in fontane coperte da edere, una vera da pozzo dei cavalieri Templari, che cedettero la proprietà del terreno all'antico ordine di Malta nel 1312.

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