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luxury summit 2018

Diego Della Valle e Remo Ruffini: «Così moltiplichiamo le stagioni del lusso»

Remo Ruffini e Diego Della Valle, presidenti e amministratori delegati, rispettivamente,  di Moncler e del gruppo Tod's (Imagoeconomica)
Remo Ruffini e Diego Della Valle, presidenti e amministratori delegati, rispettivamente, di Moncler e del gruppo Tod's (Imagoeconomica)

Universi paralleli, quelli del gruppo Tod's e di Moncler. Che però, in barba alle leggi della geometria euclidea, si incontrano. O comunque seguono e perseguono obiettivi simili con strumenti che rispecchiano le stesse esigenze e un'identica visione.

Diego Della Valle e Remo Ruffini, presidenti e amministratori delegati, rispettivamente, del gruppo Tod's e di Moncler, hanno raccontato ieri, durante la prima giornata del Luxury Summit del Sole 24 Ore, i progetti Genius e No_Code. Pensati per rispondere ai cambiamenti del mercato, dei consumatori, delle logiche distributive e – secondo entrambi – dell'idea stessa di moda e lusso. Genius è stato presentato in febbraio a Milano e si è concretizzato, nel suo primissimo “capitolo”, qualche giorno fa a Firenze, durante Pitti Uomo. «Ci abbiamo lavorato un anno prima di presentarlo a Milano e per Moncler non si tratta solo di una sfida creativa, bensì produttiva, logistica e, direi, di cultura aziendale – racconta Ruffini –. Abbiamo affidato a 12 creativi di formazione e provenienze diverse altrettante collezioni, che arriveranno nei negozi, monomarca, multimarca e sul web, con cadenza mensile».

All'insegna di una rivoluzione creativa e distributiva anche il progetto No_Code di Tod's, marchio di punta dell'omonimo gruppo. «L'industria della moda è per definizione in perenne cambiamento, siamo abituati a ripensarci continuamente. Ma qui siamo di fronte a un'accelerazione senza precedenti dei mutamenti del mercato, dei consumatori, del modo di pensare – spiega Diego Della Valle –. Non possiamo stare a guardare, per quanto forti siano le nostre basi. La consapevolezza della propria storia e know how è fondamentale, sarebbe sbagliato intendere il cambiamento come oblio di quello che si è già fatto. Allo stesso tempo, dobbiamo avere il coraggio di stravolgere i nostri codici: ecco perché il nome, No_Code». Ed ecco il parallelo con Genius: le collezioni Tod's e forse in futuro degli altri marchi del gruppo, Hogan e Fay, saranno pensate, prodotte e sfornate a getto continuo.

«Credo molto nel retail come esperienza, internet non potrà mai solleticare tutti i sensi come può fare invece un negozio fisico – aggiunge Della Valle –. Ma gli spazi saranno inevitabilmente meno faraonici: la ricchezza di un monomarca non sarà la firma di un archistar, ma la velocità con cui verrà rinnovata l'offerta di prodotto, le vetrine, il merchandising».

Una visione condivisa da Remo Ruffini, che continua a credere in un bilanciamento tra negozi diretti (oltre 200 quelli a insegna Moncler nel mondo), distribuzione wholesale e vendite online. «Abbiamo i nostri codici e standard di qualità per quanto riguarda design e materiali e sicuramente la riconoscibilità dei punti vendita nei primi anni ci ha aiutato – sottolinea l'imprenditore e creativo –. Ma non è più il tempo di negozi tutti uguali. Annoieremmo noi stessi, le persone che ci lavorano e, cosa più importante, i clienti. Anche perché i flussi turistici sono in costante aumento e chi entra in un negozio Moncler a New York non vuole avere l'impressione di deja vu quando viene a Milano o a Parigi o, a maggior ragione, visita una delle località alpine dove abbiamo delle boutique».

Della Valle osserva con lucidità massima e forse un pizzico di dispiacere le modalità di Millennials di scelta dei brand. «I nati dopo il 1980, che già oggi rappresentano un terzo dei consumatori di alta gamma nel mondo, da un lato sono più attenti alla trasparenza di un'azienda e alla sostenibilità ambientale e sociale – osserva il fondatore di Tod's –. Dall'altra non subiscono il fascino della storia di un marchio. O meglio: hanno bisogno di vedere ogni cosa come nuova o perlomeno rinnovata, fuggono da ciò che, ai loro occhi, sa di antico, già visto, già consumato».

Una visione condivisa da Ruffini: «Siamo orgogliosi della storia di Moncler e ci piace raccontarla. In 65 anni n il marchio, ad esempio, è stato protagonista di imprese alpinistiche eccezionali. Non dobbiamo dare l'impressione di essere “seduti” sul passato». Tempi complicati, ancora di più per le incognite geopolitiche che influenzano economia, finanza, valute, flussi turistici.

«Ma siamo imprenditori innamorati del nostro mestiere e non cerchiamo scorciatoie», concludono all'unisono i presidenti di Tod's e Moncler. Per scalare le montagne spuntate come funghi nell'era della globalizzazione, Ruffini e Della Valle, proprio come fanno gli alpinisti più coraggiosi, aprono nuove vie.
Tod's e Moncler sono quotate e anche grazie all'Ipo sono diventate delle “billion euros companies”. Un traguardo che tutte le aziende devono porsi, secondo Marco De Benedetti, managing director di Carlyle. «Non esista una formula universale: ci sono aziende per le quali la Borsa è la scelta migliore, altre che preferiscono aprire il capitale a un fondo e iniziare così il percorso verso la quotazione – ha spiegato De Benedetti –. È stata proprio questa la scelta di Moncler. Ma c'è una cosa che vale per tutti: private equity e Ipo fanno “svoltare” la cultura aziendale, aiutano ad attrarre talenti e, cosa più importante, fanno crescere fatturati e redditività. Non so se si possa dire lo stesso delle Spac, un veicolo sul quale ho alcune perplessità».

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