Moda24

Lucia Silvestri: «La mia vita fra i gioielli Bulgari. E ho anche…

  • Abbonati
  • Accedi
Intervista

Lucia Silvestri: «La mia vita fra i gioielli Bulgari. E ho anche camminato sui rubini»

Lucia Silvestri
Lucia Silvestri

«Questo smeraldo è pieno di allegria, non trova? Lo vedo già circondato di amestiste, rubini...». Gli occhi liquidi di Lucia Silvestri brillano su quella gemma colombiana da 24 carati che spicca sul suo tavolo di lavoro, nella sede di Bulgari affacciata sul Lungotevere Marzio, a Roma. Come un'Alice, la direttrice creativa e la responsabile acquisti della maison si diverte a comporre gioielli preziossimi su quel tavolo delle meraviglie dove gioca con gemme che sembrano succulente caramelle, attaccandole e staccandole da tavolette di cera con la stessa fantasia e il piacere dei bambini.

Su questo tavolo è nata anche l'ultima collezione di alta gioielleria Bulgari, “Wild Pop”, ispirata alla trasgressione e agli eccessi degli anni 80, presentata a Roma a fine giugno con un party e un concerto dei Duran Duran. E sempre lì sta già prendendo forma la collezione del 2019. «Creo con un occhio al passato e uno al futuro, come mi ha insegnato il signor Bulgari», racconta, riferendosi a Paolo, che insieme al fratello Nicola l'ha presa sotto la sua ala quando lei aveva appena 18 anni, cogliendone il talento dello sguardo e la sensibilità e insegnandole quello che non si impara sui libri, cioè saper riconoscere, scegliere e valorizzare una gemma.

Da oltre trent'anni Lucia Silvestri gira il mondo incontrando mercanti tostissimi («di là c'è Vicki, un ragazzo indiano proprietario di miniere, mi aspetta una contrattazione durissima»). Dopo tanto tempo questa elegante signora, che qualcuno ha definito “gem hunter” e che viaggia da 25 anni con uno piccolo zaffiro stellato in borsa come amuleto, è ancora mossa dalla curiosità e dall'emozione delle prime volte. Appena un mese fa, in Mozambico, ha vissuto «una delle esperienze più indimenticabili della mia carriera - racconta - : per raggiungere il cratere di una miniera ho camminato su un tappeto di rubini. Il terreno era talmente ricco di minerali che affioravano, come conchiglie sulla spiaggia. L'Africa è un'area ancora da scoprire per quanto riguarda le pietre colorate».

Le gemme di alta qualità come quelle che sceglie per Bulgari sono però sempre più rare e costose: «Per questo ci piace usare anche pietre una volta considerate semipreziose. Guardi questa collana della prossima collezione - indica - ci sono tanzaniti, rubelliti e calcedoni. Adoro gli spinelli, parlerei per ore dell'arancio dei mandarin garnets. Oggi c'è molta richiesta di gioielli colorati e in questo Bulgari ha un vantaggio, perché il colore è nel suo Dna».

Con le gemme che scova , fra mercanti e aste, Silvestri crea pezzi unici nei quali tesori della natura vengono esaltati dalla creatività e dalla tecnica umana. «Per questo definisco l'alta gioielleria un'arte indossabile. È qualcosa che ti fa sentire meglio, ti dà energia, e che non devi tenere appesa al muro ma puoi portare con te», spiega. Forse anche così si spiega il successo che questo speciale segmento sta avendo per tutti i gruppi del lusso (Bulgari è di proprietà Lvmh dal 2011). E che piace anche agli incontentabili Millennials: «Stiamo notando un aumento di giovani signore, molto consapevoli, che amano regalarsi creazioni di alta gioielleria come gratificazione personale. Non si donano più solo come pegno d'amore. E poi credo che i Millennials apprezzino il mix di contemporanietà, creatività e qualità che siamo in grado di offrire».

Curiosa e attenta al presente, Lucia Silvestri ama anche raccontare i suoi viaggi e le sue gemme su Instagram, dove ha quasi 25mila follower. «Eppure il mio sogno sarebbe di rilanciare le spille, gioiello che trovo elegantissimo. Oltre, ovviamente, a quello di trovare un rubino birmano, 10 carati, sangue di piccione, non trattato». In gergo quella che si chiama “trouvaille”, pietra rara quanto bella. Magari anche allegra.

© Riproduzione riservata