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Così nel 1944 a Biella fu sancita la prima parità salariale fra…

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“il patto della montagna”

Così nel 1944 a Biella fu sancita la prima parità salariale fra uomini e donne: un film racconta questa storia segreta

Il 13 settembre del 1944 Biella diventò per un giorno la capitale dei diritti dei lavoratori: fra quelle montagne attraversate dalle lotte partigiane e in quelle fabbriche tessili dove i lavoratori stavano imparando a tutelare i propri diritti, industriali e operai firmarono il “Patto della Montagna”, il primo atto in Europa che sanciva la parità salariale fra uomini e donne, fra gli operai e le operaie del distretto tessile.

Una storia preziosa ma ancora poco nota, che oggi un documentario vuole raccontare con un filo che lega il passato al presente, i ricordi con i progetti per il futuro. «Il Patto della Montagna - The fabric of fashion» è il titolo dell’opera di Manuele Cecconello e Maurizio Pellegrini (prodotta da Elda Ferri di Jean Vigo Italia e da Maurizio Pellegrini di VideoAstolfosullaLuna) che sarà presentata alla XXI edizione del Cervino CineMountain, il festival di cinema sulla montagna organizzato a Cervinia e Valtournenche, dal 4 al 12 agosto.

Il Patto della Montagna

Passato e presente dialogano a partire dalla scelta di raccontare questa storia dal punto di vista di un giovane talento della moda italiana, Christian Pellizzari, che vuole scoprire le storie dei tessuti d’eccellenza che usa per le sue creazioni. Va così a Biella, dove incontra Nino Cerruti, simbolo del distretto, protagonista della moda italiana e figlio di Silvio, uno degli industriali che firmarono il Patto, e il comandante partigiano Argante Bocchio, che guidò la formazione che sorvegliò e protesse la firma del Patto della Montagna.

Da sinistra, Nino Cerruti, l’artista tessile Sara Conforti, Argante Bocchio e Christian Pellizzari

Fra 1944 e 1945 a Biella, come nel resto d’Italia, si pativa la fame e si cercava di difendere il proprio posto di lavoro dagli attacchi nemici. Gli operai e le operaie si riunirono clandestinamente con imprenditori e partigiani per siglare un accordo volto a mantenere attive le fabbriche tessili e migliorare le condizioni di lavoro, affermando parità retributiva a parità di lavoro. Una conquista che diverrà legge italiana ed europea solo negli anni Sessanta.

«Raccontare la storia dei tessuti significa creare una continuità di valori di solidarietà e di comprensione tra gli esseri umani che sono ancora validi oggi», dice Nino Cerruti, che con Pellizzari, in uno dei momenti più toccanti del documentario, apre gli archivi di fabbrica e passa le dita su campioni di tessuto di quegli anni. Si incontrano poi anche i volti delle sarte dell’epoca che cucivano le divise dei partigiani e che raccontano «se ci avessero trovate ci avrebbero fatte fuori». Con Cerruti, di due generazione diverse ma con in comune la creatività, Pellizzari confeziona poi un abito su misura per il partigiano Argante, a tributo dei benefici che il Patto ha lasciato in eredità. Il partigiano lo indossa come omaggio ai compagni caduti.

L’obiettivo dei suoi autori, ora, è far conoscere la loro opera attraverso un programma di diffusione nelle industri del distretto, nelle associazioni, nelle scuole, portando il film in festival nazionali e internazionali, in tv e al cinema.

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