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Due ombre sul voto finlandese: la crisi economica e la Russia

HELSINKI ALLE URNE

Due ombre sul voto finlandese: la crisi economica e la Russia

La dea Nemesi ha da fare a Helsinki. Dove quattro anni fa Timo Soini, leader euroscettico del partito I Finnici, rinunciò alla coalizione di governo pur di non approvare il secondo piano di salvataggio per la Grecia. Stare all’opposizione non gli ha fatto cambiare idea: ora che si avvicina alle elezioni di domenica 19 aprile al terzo posto nei sondaggi (16,7% di consensi, minacciando il secondo posto della Coalizione Nazionale (Ncp) del premier Alexander Stubb), questa volta Soini è sicuro di trovare nel governo che verrà gli alleati giusti per bloccare un possibile ulteriore bailout, di cui Atene avrebbe più bisogno che mai. In realtà il leader euroscettico, rispetto ad allora, dovrebbe mostrarsi più comprensivo: in questi anni la crisi economica ha contagiato anche il Nord dell’Europa.

La Finlandia ha alle spalle tre anni di recessione. È stata segnata dalle difficoltà delle proprie industrie di punta, dall’elettronica alla carta, e ora deve fare i conti con un aumento della disoccupazione al 13,4%, e interrogarsi su quanto affondare i tagli alla spesa, ridimensionando il tanto amato welfare. A causa di Standard & Poor’s, Helsinki ha perduto la “tripla A” del rating, simbolo di eccellenza. Il grande interrogativo di questo voto è l’economia, e la ricetta che seguiranno i partiti che saranno chiamati a formare una nuova coalizione. Quello che pare certo è che non si ripeterà l’esperienza del governo attuale, una “grande coalizione” tra il centro-destra di Stubb e i socialdemocratici di Antti Rinne, al quarto posto nei sondaggi. Sono loro i più restii ad accettare un’austerità che appare però inevitabile, proprio come si predicava e si predica ai greci e come vorrebbe Stubb. Riforme e tagli alla spesa:l’ingrato compito dovrebbe finire in mano a Juha Sipilä, leader del partito del Centro, in testa nei sondaggi con un convincente 24 per cento. Rispetto all’attuale governo, la sua idea di riduzione del deficit pubblico prevede un passo più graduale.

Che Sipilä diventi premier ben si addice alla Finlandia, trattandosi di un imprenditore che ha fatto fortuna vendendo componenti per cellulari, prima che a tutti a Nokia. E forse il pragmatismo del businessman sarà utile a Sipilä per affrontare l’altro grande problema: l’eterna ombra del vicino russo. La crisi ucraina e le conseguenti tensioni tra Mosca e l’Occidente stanno mettendo in discussione la neutralità con cui i finlandesi hanno sempre vissuto la loro posizione particolare. Milletrecento km di confine comune, il dominio degli Zar e due guerre nel secolo scorso: la “finlandizzazione” ha consentito a Helsinki di entrare a fare parte dell’Unione Europea ma non della Nato, per non sfidare l’equilibrio. La maggior parte dei finlandesi pensa ancora che sia meglio così, ma è in aumento la percentuale di chi - insieme al premier attuale Stubb - vorrebbe affidare la propria sicurezza all’Alleanza atlantica, impegnata nell’ultimo anno in un teso confronto a distanza con Mosca nei cieli e nelle acque del Baltico.

Ma se nei giorni scorsi i cinque Paesi dell’Europa del Nord (Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Islanda) si sono impegnati a una più stretta cooperazione militare di fronte a quella che hanno chiamato «minaccia», per i finlandesi in particolare il rapporto con Mosca è fatto anche d’altro, di commercio e turismo. Che stanno soffrendo per l’effetto delle sanzioni. Nel 2014 il numero dei turisti russi in Finlandia è diminuito del 13%, le esportazioni finlandesi in Russia (terzo mercato per Helsinki) del 14%. Come è sempre avvenuto in passato, le due economie sono ancora intrecciate: se arriva una crisi, le colpisce insieme.

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