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La Polonia sceglie Duda, Komorowski ammette la sconfitta

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La Polonia sceglie Duda, Komorowski ammette la sconfitta

È durata fino alla pubblicazione dei primi exit poll, poco dopo le 22:30 di ieri, l'incertezza sull'esito del ballottaggio alle elezioni presidenziali in Polonia. Pochi minuti dopo la diffusione degli exit poll che davano lo sfidante Andrzej Duda, 43 anni, euroscettico, in testa con il 53% e il capo di stato uscente Bronislaw Komorowski, liberale, al 47%, è stato lo stesso Komorowski a dissipare ogni dubbio, ammettendo la sconfitta e congratulandosi con il suo avversario. «La democrazia vuol dire non solo che i verdetti elettorali vengono riconosciuti ma anche che vengono rispettati», ha detto Komorowski ai suoi sostenitori, continuando: «Porgo le mie congratulazioni al mio rivale Andrzej Duda».

Aria di festa nel quartier generale del partito Diritto e giustizia Pis di Duda, la formazione fondata dai gemelli Kaczynski che da dieci anni non assaporava una vittoria così significativa. «Possiamo cambiare la Polonia», ha detto il vincitore ai suoi sostenitori che alzavano le dita in segno di vittoria, prima di auspicare una presidenza aperta e all'insegna dell'unità. Le elezioni odierne sono state segnate anche da un episodio drammatico che ha portato al rinvio di un'ora e mezza della pubblicazione degli exit poll: una donna è morta in un seggio, in un comune del sud del Paese, proprio durante le operazioni di voto. Il decesso ha provocato il blocco della sede elettorale e la commissione nazionale polacca ha stabilito di prolungare appunto fino alle 22:30 il silenzio elettorale.

La differenza fra i due avversari, al primo turno delle elezioni, era stata minima: 34,76% per Duda contro 33,76% di Komorowski. Perciò ci si aspettava un testa a testa che avrebbe tenuto il Paese con il fiato sospeso forse fino a martedì. I due candidati rappresentavano due visioni della Polonia assai lontane. Per Komorowski gli ultimi 25 anni sono stati il momento migliore di due secoli della storia di Polonia, perciò «bisogna difendere la libertà» e continuare le riforme iniziate con l'integrazione europea e atlantica del Paese. Per Duda invece «il paese è in rovina» perciò ci vuole «una buona svolta» per ricostruirlo e questo suona come un campanello di allarme per la premier Ewa Kopacz, alleata di Komorowski, prima delle elezioni parlamentari di autunno.

Negli ultimi giorni della campagna elettorale lo scontro fra i due contendenti era diventato sempre più aspro, e che il clima fosse molto teso era stato evidente quando, durante un comizio a Torun, un uomo ha tentato di aggredire il presidente Komorowski, ed è stato fermato dai servizi di sicurezza. Sulle scelte degli elettori aveva avuto un certo impatto il primo dei due dibattiti televisivi di una settimana fa, che, seguito da un pubblico record di oltre 10 milioni di telespettatori, secondo i sondaggi aveva rivitalizzato le speranze del capo di stato uscente, fino ad allora in svantaggio. L'esito di stanotte però ha chiaramente detto che il Paese ha scelto «la grande svolta».

Chi è il nuovo presidente polacco
Andrzej Duda, il giovane candidato nazionalista ultraconservatore ed euroscettico che secondo gli exit poll a sorpresa ha vinto il ballottaggio per le presidenziali con il capo di stato uscente, Bronislaw Komorowski, è cresciuto politicamente nel partito di destra Diritto e Giustizia (Pis) fondato dai fratelli Lech e Jaroslaw Kaczynski. Nato nel 1972 a Cracovia, laureatosi in Legge nel 1996 presso l'Università Jagellonica di Cracovia, oggi avvocato, nel 2000 si iscrive al partito di centro Unione della Libertà, per poi entrare nel Pis nel 2005. La sua carriera istituzionale inizia con la carica del viceministro della giustizia (2006 - 2007) nel governo del premier Jaroslaw Kaczynski. Poi lavora come segretario di stato quando il suo gemello Lech Kaczynski diventa presidente della repubblica nel 2005. Dopo la morte di Lech Kaczynski nella sciagura aerea del 10 aprile 2010 a Smolensk, Duda si candida invano a sindaco di Cracovia, riuscendo solo a diventare consigliere comunale. Nel 2011 dalle file del Pis viene eletto il deputato e nel 2014 eurodeputato. Da allora è attivo nell'ambito dell'Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei. Da candidato presidente, avendo come mentore Jaroslaw Kaczynski, non nasconde il suo euroscetticismo, la sua contrarietà all'Europa unita e all'entrata di Varsavia nell'euro, dichiarando di voler tutelare in primo luogo gli interessi della Polonia. Sostenuto dagli ambienti più conservatori dalla Chiesa polacca, ha tra l'altro dichiarato di voler punire con la reclusione le donne che si sottopongono alla fecondazione in vitro. Sposato, ha una figlia, Kinga, che è impegnata nella campagna elettorale del padre.

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