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Le mille ipocrisie di una situazione degenerata

il commento

Le mille ipocrisie di una situazione degenerata

In un post a un articolo a pagina 17 dal titolo “Troppe ipocrisie: l'Occidente non dà risposte al Medio Oriente” del 9-11 un lettore domanda: potremmo mai cambiare il corso della storia con errori così gravi?

La risposta è secca. No, neppure con i raid aerei, almeno fino a quando gli interessi occidentali saranno così intrecciati alle monarchie del Golfo: energia, vendite di armi, partecipazioni e acquisizioni societarie, investimenti finanziari decisivi a Londra, Washington, Parigi, Milano. Gli arabi, come i cinesi, detengono, oltre alle azioni di Borsa, centinaia di miliardi di titoli di stato occidentali: se spostano i loro investimenti sono guai. Perdiamo soldi e posti di lavoro: dobbiamo chiederci se siamo disposti a questo sacrificio. Abbiamo invece accettato che arabi e turchi creassero in Siria, con la nostra attiva complicità, un Afghanistan alle porte della Nato.

Un esempio: Francois Hollande, l'unico capo di stato occidentale mai invitato a un vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo, ha appena venduto impianti nucleari e armi a Riad. È evidente quali sono i suoi interessi e quelli francesi, già palesati in Libia nel 2011. Gli Stati Uniti sono legati mani e piedi dal 1945 ai sauditi, il Kuwait è nato prima a Londra come Agenzia di Investimento che come stato. Per fare la guerra all'Iran negli anni '80, le monarchie arabe finanziarono Saddam Hussein con 50 miliardi di dollari e poi gli stessi americani (con mediazione israeliana) decisero di vendere armi all'Iran per contenere Baghdad: si tratta dello scandalo Iran-Contra.

L'accordo recente con l'Iran doveva essere bilanciato da una contropartita agli alleati sunniti: la Siria. Questa è la politica americana, che si vuole sfilare dal Medio Oriente guidando da “dietro gli eventi”, “Leading from Behind”, e con il “Doppio Contenimento” di potenze sciite e sunnite.

I profughi e le guerre che li provocano sono un “effetto collaterale” di questa politica: in poche parole gli arabi del Golfo ci pagano in termini di investimenti finanziari e commesse anche per accettare i profughi delle guerre mediorientali. Che dicono i leader europei in proposito? Nulla, ma sono disposti a spendere in missioni aeree pur di buttare fumo negli occhi all'opinione pubblica.

Per questo nessuno finora ha mai fatto davvero la guerra al Califfato e neppure agli altri gruppi jihadisti, anzi li abbiamo favoriti e ci prepariamo a riciclarli. In due giorni a Kobane a ottobre non ho mai sentito un aereo americano o della coalizione sorvolare il cielo sopra i curdi. Hanno aspettato che la città venisse rasa al suolo e che Erdogan bastonasse i volontari che andavano in soccorso degli assediati.

Gli esempi sono infiniti. Questi Paesi, soprattutto l'Arabia Saudita, hanno istruito migliaia di Imam e finanziato le madrasse del Medio Oriente, del Maghreb, dell'Africa, dei Balcani, dell'Asia Centrale, per diffondere la versione più retrograda dell'Islam e il wahabismo. Un modo anche per tenere lontano da loro i movimenti islamici che pongono i problemi di legittimità a queste monarchie (quelli democratici non sono mai esistiti): l'unico obiettivo che hanno da decenni è esportare i problemi a casa degli altri.

Lo si vede bene con la guerra in Yemen dove l'Arabia Saudita e adesso anche il Qatar bombardano a tutto spiano facendo vittime civili quanto Assad in Siria, ma nessuno muove un dito per fermarli. Con quale legittimità pretendono che il presidente siriano se ne vada? Hanno invaso un Paese anarchico ma sovrano e tutti stanno zitti. Già somalizzato, lo Yemen verrà ridotto a una landa desolata dai liberatori sauditi che non tollerano gli sciiti Houthi e i masticatori di qat: noi siamo il vero Islam, dicono agli yemeniti.

Un altro esempio a proposito della Siria: nell'estate 2011 il ministro degli Esteri degli Emirati è andato a Damasco e a nome delle monarchie del Golfo ha offerto a Bashar Assad l'equivalente di tre anni di bilancio statale siriano (una somma enorme) in cambio della rottura dei rapporti con l'Iran, promettendo anche la fine della rivolta anti-regime. Assad, per altro in rapporti stretti con il Qatar, ha respinto la proposta e decretato la sua fine, già cominciata quando ha represso sanguinosamente una legittima protesta popolare presto degenerata in lotta armata e in un conflitto regionale per procura.

Un' ultima osservazione conclusiva. La schiera dei testimoni indipendenti che hanno attraversato e attraversano il Medio Oriente allargato, colpito da guerre, macerie, profughi e vite distrutte, si assottiglia: ora agli europei è entrato in casa quello che noi giornalisti abbiamo visto per decenni sulla pelle degli altri.

Continuate quindi a farvi domande, anche da soli. I miei compagni di viaggio non lavorano quasi più e ai giovani sono date ben poche opportunità in questa professione perché il lavoro intellettuale dei free lance e dei ricercatori è sottopagato in maniera vergognosa. Ci sono i soldi per tante cose, non per l'informazione e lo studio. Chi persevera compie un atto di resistenza. Buona fortuna a tutti.

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