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POLITICHE COMMERCIALI

L’America avverte l’Europa: no allo status di economia di mercato per la Cina

L’industria europea che lotta contro la concessione alla Cina dello status di economia di mercato trova un influente alleato nel governo americano. Secondo fonti dell’amministrazione Obama interpellate dal Financial Times, infatti, concedere a Pechino questo status metterebbe a rischio gli sforzi per prevenire che le aziende cinesi inondino i mercati europeo e americano con prodotti a basso prezzo in modo scorretto. Gli Stati Uniti ritengono che la concessione possa «disarmare unilateralmente» le difese commerciali europee contro la Cina.

Raggiungere lo «status di economia di mercato» alla Wto è uno degli obiettivi strategici della Cina. Fra i benefici ci sarebbero le maggiori difficoltà di Europa e Stati Uniti a imporre dazi antidumping sulle aziende cinesi che riducono in modo scorretto i prezzi. La Commissione Europea dovrebbe decidere su questo delicato dossier in febbraio e sarebbe orientata a dire «sì». L’Europa è divisa sulla concessione. Il Regno Unito di David Cameron e la Germania di Angela Merkel, due Paesi le cui imprese hanno molto investito in Cina negli ultimi anni, sono favorevoli. Diversi governi, fra i quali l'Italia, invece si oppongono perché temono che la decisione rappresenterebbe un colpo di grazia per le proprie industrie.

Il dibattito è sui termini dell'accordo sull'ingresso di Pechino nella Wto nel 2001, con la Cina che ritiene che l'intesa si traduca automaticamente nella designazione di economia di mercato alla fine del 2016. Quando il Paese entrò nell'Organizzazione mondiale del Commercio, l'Unione europea decise che alla fine di un periodo di 15 anni avrebbe valutato se concedere o meno al gigante asiatico lo status di economia di mercato.
In base alle regole della Wto, il mancato status di economia di mercato della Cina concede all'Europa e agli Stati Uniti più spazio per determinare i costi corretti di produzione per le aziende cinesi nelle indagini anti-dumping. Cosa che Ue e Usa hanno fatto più volte, per esempo nel campo dei pannelli solari, delle calzature e delle piastrelle.

«La Cina - osserva David Martin, un eurodeputato laburista - è stata ammessa alla Wto quasi 15 anni fa con la previsione che sarebbe diventata un’economia di mercato. In realtà non lo è e sarebbe sbagliato attribuirle questo status quando rispetta così pochi criteri». La proposta della Commissione europea deve essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo (a maggioranza qualificata) perché possa entrare in vigore, dunque l’esito è tutt’altro che scontato. Gran parte dell’industria europea, guidata da settori come l’acciaio - che ha perso un quinto della forza lavoro dal 2009 - la ceramica e il tessile, sono contrari, così come i sindacati. I fautori dello status di economia di mercato alla Cina sostengono invece che una tale concessione potrebbe spingere gli investimenti cinesi in Europa e promuovere il piano Juncker da 300 miliardi dedicato alle infrastrutture europee.

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