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Tassi negativi, il grande incubo delle banche tedesche

PERCHÈ SCHAUBLE ATTACCA LA BCE

Tassi negativi, il grande incubo delle banche tedesche

Sembra irrazionale che un ministro dell'Economia tedesco metta in discussione l'indipendenza della Banca centrale europea e scateni una campagna contro i tassi di interesse negativi. Una ragione c'è: non è una buona ragione, ma di sicuro è una ragione forte. A torto o a ragione, Wolfgang Schäuble vede le politiche della Bce come un attacco contro il modello economico tedesco, strettamente legato alla sopravvivenza del suo peculiare sistema bancario. Se banche e compagnie di assicurazione entrano in crisi, il modello rischia di crollare. Non è quindi una questione di dissenso filosofico sugli obiettivi della politica monetaria: è una pura e semplice questione di soldi. E di soldi, le Sparkassen (le casse di risparmio tedesche) e le piccole banche cooperative ne stanno perdendo a palate.

Nel modello di impresa delle istituzioni finanziarie tedesche la presenza di tassi di interesse nominali positivi gioca un ruolo cruciale. Il Fondo monetario internazionale, nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, ha sottolineato che è soprattutto in Germania e in Portogallo che i tassi negativi stanno penalizzando i profitti delle banche prima delle tasse. Anche le compagnie di assicurazione tedesche che vendono polizze vita sono a rischio. Devono garantire un tasso di rendimento minimo, che al momento è dell'1,25 per cento annuo, e non è facile quando il rendimento dei buoni del Tesoro decennali tedeschi è appena dello 0,13 per cento. La Germania e la Svezia sono i due Paesi dell'Unione in cui è maggiore il divario fra tassi di mercato e tassi garantiti. Per realizzare i rendimenti promessi, gli assicuratori devono assumersi maggiori rischi, per esempio acquistando obbligazioni societarie o quote di prodotti finanziari complessi. Se, o meglio, quando dovesse arrivare un'altra crisi finanziaria, determinando una variazione nella valutazione di queste attività, potremmo scoprire che una parte del settore finanziario tedesco è insolvente.

Fra le banche tedesche, le Sparkassen e le banche cooperative sono quelle più colpite. Sono classici istituti di risparmio e credito, nel senso che prestano a livello locale e si finanziano attraverso i risparmi. La domanda di credito è più o meno fissa. Perciò, quando i risparmi superano i prestiti, come succede oggigiorno in Germania, le banche depositano le eccedenze presso la Bce a tassi negativi (in Germania vengono chiamati «tassi penalizzanti»). Non possono compensare le perdite tagliando i tassi di interesse sui conti di risparmio perché se scendessero sotto lo zero i risparmiatori ritirerebbero i soldi e se li terrebbero in cassaforte.

L'assurdità di cercare di influenzare la politica monetaria per salvaguardare gli interessi commerciali del settore finanziario salta agli occhi. È evidente che i tedeschi stanno seguendo la strada sbagliata: non potrebbero semplicemente modificare il modello d'impresa delle banche e degli assicuratori vita?
La risposta è che non possono farlo: non nella pratica, quantomeno. Per imporre un cambiamento del genere servirebbe un'improbabile coalizione di forze politiche a livello federale e a livello statale, e bisognerebbe scontrarsi contro interessi consolidati. Molte aziende tedesche dipendono dalla disponibilità della banca locale per il credito, e in giro non c'è nulla che possa riempire quel vuoto nel breve periodo.
Il mercato delle obbligazioni societarie in Germania è scarsamente sviluppato, come anche il mercato dei capitali di rischio. La Germania avrebbe dovuto riformare il suo settore bancario decenni fa, ma le pressioni politiche lo hanno impedito. I consigli di amministrazione delle Sparkassen sono una potente base di potere per i politici locali. Le Landesbanken sono dirette da politici regionali, e a loro volta sono parzialmente controllate dalle Sparkassen. È tutto legato insieme.

Come andrà a finire? Per il momento, è la mia supposizione, la Bce non taglierà ulteriormente i tassi di interesse, a meno che non arrivi un altro shock economico: ma nemmeno li alzerà. Se il clima economico corrente dovesse permanere, la situazione di tassi a breve termine negativi potrebbe andare avanti per anni, e in prospettiva l'esistenza stessa di molte casse di risparmio potrebbe essere a rischio. Non è detto che sia un male, perché potrebbe innescare la ristrutturazione, troppo a lungo rimandata, del sistema bancario. Ma, visto che la Germania opporrà resistenza, la mia previsione è che finiremo per ritrovarci con un equilibrio del terrore: la Bce che teme una reazione ostile della Germania alle sue politiche e i tedeschi che cercano di resistere più a lungo che possono.
È evidente che un'Unione monetaria sana non dovrebbe funzionare in questo modo. Il consiglio direttivo della Bce dovrebbe assumere un'ottica generale, nell'interesse di tutta l'Eurozona. Non dovrebbe difendere gli interessi nazionali degli Stati membri, né tantomeno agire come una lobby. I sistemi bancari non dovrebbero essere gestiti come feudi nazionali. In un'Unione monetaria, nessun Governo dovrebbe mettere in discussione l'indipendenza della Banca centrale, né tantomeno minacciare un'azione coordinata del G-20 a sostengo di una certa politica monetaria, come ha fatto Schäuble.
Questo episodio ricorda che lo spirito collettivo, così presente nei primi anni dell'euro, ormai è svanito. Ed è questo – non la presenza di squilibri o altri problemi tecnici – il pericolo più grande per la sopravvivenza a lungo termine dell'Unione monetaria europea.

Copyright The Financial Times 2016
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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