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Padoan: produttività parola-chiave

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Padoan: produttività parola-chiave

  • –Nicoletta Picchio

ROMA

È di nuovo al centro dell’attenzione. Un problema conosciuto della nostra economia, messo in evidenza dalle statistiche. Tornato sotto i riflettori dopo che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha indicato la produttività come la causa della lenta crescita italiana, proponendo lo scambio produttività-salario e mettendo sotto la lente a 360 gradi il tema.

Che sia una questione cruciale lo ha ammesso anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Il problema di questi mesi non è la flessibilità, ma la produttività», ha detto ieri, riferendosi alla trattativa con Bruxelles sulla flessibilità dei conti pubblici. I numeri però, secondo il ministro, non offrono una lettura precisa della realtà: «La produttività è sottostimata, stiamo andando meglio di come ci dicono le statistiche».

È la Germania il nostro principale punto di riferimento, dal momento che è il primo paese manifatturiero europeo (noi siamo i secondi). Ed è guardando ai tedeschi che ieri Boccia è tornato sull’argomento, convinto che «il meccanismo virtuoso salario-produttività» utilizzato in Germania possa essere realizzato anche da noi. Il presidente di Confindustria ha fatto riferimento agli effetti delle riforme dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder: «La Germania ha puntato molto sullo scambio salario-produttività. Dobbiamo prendere esempio dai tedeschi, per gli accordi sociali e fiscali siglati anni fa. In particolare, il patto fiscale per l’industria e aver legato i salari alla produttività ha fatto bene sia all’industria tedesca sia alla ripresa della domanda interna. Questo è un modello che anche noi dovremmo prendere in considerazione per rilanciare la nostra economia. La morale è che qualche anno fa i dipendenti della Volkswagen hanno preso un premio di circa 6mila euro. Questo – ha aggiunto Boccia – è un elemento che ha aumentato la competitività dell’industria tedesca e la domanda interna».

Una maggiore competitività è l’obiettivo da raggiungere. È in questo contesto che il tema produttività sta a cuore sia al ministro dell’Economia che al governo. Il nodo, è il pensiero di Padoan, è la produttività totale dei fattori: certamente riguarda il salario, da discutere in sede aziendale (di qui la scelta di incentivare la contrattazione di secondo livello), ma anche l’immobilizzazione del capitale e gli investimenti.

«Salari, contratti, investimenti sono leve che devono stare insieme», è il pensiero del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Credo che la parte del ragionamento del presidente di Confindustria Boccia sullo scambio salari-produttività sia giusta. Con la legge di stabilità l’abbiamo sostenuto. Con l’intervento sugli aumenti salariali e i premi di produttività tassati di meno abbiamo cercato di incentivare questa strada». Però, ha aggiunto «penso che questo ragionamento sia parziale, insieme al tema del rapporto costo del lavoro, salario e produttività c’è quello importante degli investimenti e gli imprenditori devono prendersi la loro parte di responsabilità. Dobbiamo agire su tutti i fronti se vogliamo realmente rilanciare l’Italia».

Secondo le elaborazioni del Centro studi di Confindustria su dati Eurostat, citate da Boccia nella relazione, nel manifatturiero dal 2000 al oggi la produttività è cresciuta da noi del 17%, del 33-34% in Germania e Spagna, 43% nel Regno Unito e 50% in Francia. Secondo le ultime rilevazioni Istat, considerando pari a 100 il livello della produttività del lavoro nel 2007 (misurazione come pil per ora lavorata) l’Italia nel 2015 ha registrato un valore inferiore a quella soglia, mentre gli altri grandi paesi europei dopo la contrazione del 2009 sono tornati ad una dinamica positiva.

Pur mettendo in conto l’imprecisione dei dati, il divario è forte. «Vorremmo fare in modo che le relazioni industriali diventino un fattore di competitività del paese», ha rilanciato Boccia, visitando ad Ancona il Marketplace Day, una manifestazione promossa dagli industriali per far incontrare le imprese e le start up. «Non c’è solo una relazione tra le parti – ha aggiunto – ma tra le parti in una logica di visione Paese». Bisogna recuperare competitività nei confronti della Germania: «Negli ultimi dieci anni abbiamo perso 30 punti di produttività rispetto ai tedeschi e siccome la grande sfida sarà anche all’interno del mercato europeo, che è il più grande del mondo, dobbiamo recuperare competitività nei loro confronti. Dobbiamo aprire un grande confronto sulla produttività, nell’interesse di tutti e non contro qualcuno», ha detto ancora. Boccia non vuole interferire con i rinnovi aperti, che, ha specificato ieri, sta seguendo con grande attenzione, a partire da quello dei metalmeccanici.

Sulla produttività è intervenuto anche il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi: «Non è sottostimata come afferma Padoan per assolvere la sinistra politica e sindacale. Semmai dovremmo considerare anche le responsabilità delle rappresentanze datoriali che hanno preferito il quieto vivere». Pronta a raccogliere la sfida di Boccia sulla produttività è la Uil, «consapevoli che non si traduce in sfruttamento ma in innovazione di processo e di prodotto, oltre che in modernizzazione di sistema». Il numero uno, Carmelo Barbagallo, è anche d’accordo con il presidente di Confindustria che la Germania sia un esempio da seguire. La leader Cgil Susanna Camusso ha ripetuto anche ieri che lo scambio produttività-salario è una ricetta vecchia.

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