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Singapore porta dell’alimentare

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Singapore porta dell’alimentare

(Marka)
(Marka)

Le piccole e medie imprese del food&wine Made in Italy bussano alla porta dell’Asia con la fiera in programma a Singapore il 27 e 28 giugno. Una sessantina di aziende del settore incontreranno buyer, distributori e ristoratori, provenienti da Singapore, Malesia, Indonesia, Filippine, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Hong Kong, Cina e Australia, nell’avveniristica cornice di Suntec City. La fiera, alla sua prima edizione, è organizzata dalla Camera di commercio italiana a Singapore (Iccs), in collaborazione con le Camere di commercio italiane in Cina, Corea, Giappone, Thailandia, Hong Kong, India e Filippine.

Sul palco di Singapore sfileranno medie, piccole, a volte micro-imprese: «Per la maggior parte - spiega Giacomo Marabiso, segretario generale dell’Iccs - si tratta di aziende con giro d’affari tra i 3 e i 7 milioni. L’idea è proprio quella di dare supporto alle Pmi nel processo di internazionalizzazione, per questo le aiuteremo a mantenere i contatti con gli importatori e i distributori incontrati anche nei mesi successive all’evento. Molte aziende italiane offrono ottimi prodotti a prezzi competitivi, ma spesso non sono in grado di aggredire i mercati asiatici, che pure sono molto ricettivi e interessati al Made in Italy». L’obiettivo finale, continua Marabiso «è sempre quello di spingere sulla produzione italiana, mai sulla delocalizzazione e, quando possibile, aiutare le Pmi a diventare multinazionali tascabili, attivando sedi commerciali in hub strategici come Singapore».

Una delle «multinazionali tascabili» che si metteranno in gioco è la società agricola Marina Colonna di San Martino in Pensilis, che produce olio, olive, paté e passate, con 11 addetti stabili (che salgono a 41 quando c’è la raccolta) e circa 800mila euro di fatturato, quasi interamente generato all’estero. «Quello estero è un mercato che mi rimane più facile - spiega la proprietaria Marina Colonna - ci ho sempre puntato molto e credo di non aver sbagliato. I clienti stranieri si fidelizzano al prodotto, una volta che hanno ottenuto garanzie sulla qualità. La qualità è fondamentale per l’olio italiano, che ha prezzi più alti di quello spagnolo o greco. Bisogna sempre curare la qualità e il cliente». Da qualche anno, l’azienda ha messo nel mirino l’estremo oriente, «dove l’olio italiano - spiega Colonna - è ancora una novità. Abbiamo qualche cliente a Singapore e Bangkok e questa fiera può essere un’occasione per consolidare la nostra presenza. Anche Hong Kong e il Brunei possono essere molto interessanti».

Sulla qualità del prodotto e sui mercati esteri scommette anche Michele Casulli, amministratore unico di Union, azienda di Albero Bello che al tessile associa una produzione alimentare tipica - pasta, prodotti da forno, congelati - che rappresenta il 25-30% (per un quarto proveniente dall’export) dei 2,5 milioni di fatturato complessivo. «In Italia - spiega Casulli - la competizione ormai è quasi solo sul prezzo, spesso a scapito della qualità. Noi, invece, abbiamo deciso di alzare la qualità e di concentrarci su nicchie, per quanto riguarda l’Italia, e sui mercati esteri, dove progetti basati sulla qualità hanno maggiori possibilità di successo». Così, nel 2014, la Union ha messo a punto un piano di internazionalizzazione che la sta portando a cercare (e in alcuni casi a stringere) contatti a New York, Mosca, Tokyo e nel Regno Unito. «All’interno di questa strategia - aggiunge Casulli - rientra anche Singapore, dove c’è attenzione per il Made in Italy».

Cina, Giappone, Corea del Sud, Malesia e Thailandia rappresentano già il 6,5% dell’export di vino della Cantina Colli Euganei di Vo’ Euganeo, una cooperativa di 700 piccoli produttori d’uva che dall’estero ricava 1,5 milioni di euro, il 25% dalle vendite di vino in bottiglia (il giro d’affari complessivo della società è di 12 milioni). «Con l’aiuto di un export manager, siamo presenti nell’area già da una decina di anni - spiega il direttore Alessio Equisetto - e vorremmo entrare anche nel mercato di Singapore per allargare il nostro portafogli». Si tratta di piazze un po’ altalenanti, spiega Equisetto, «dove fidelizzare il cliente non è semplice, anche perché il vino italiano non è ancora abbastanza conosciuto».

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