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meglio Il conto deposito

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meglio Il conto deposito

  • –Gabriele Petrucciani

Investire la liquidità in tempi di Brexit non è un esercizio facile. Anzi. Nel dopo Referendum i mercati sono letteralmente crollati (Piazza Affari a perso più del 12% nella sola giornata del 24 giugno). In tanti hanno messo mano al portafoglio e hanno abbandonato le posizioni più a rischio. I risparmiatori sono fuggiti, sopraffatti dal panico. Una reazione forse esagerata che, a detta degli operatori professionali, ha creato numerose opportunità. In questo momento, però, e con la volatilità che continua a essere protagonista, solo chi è senza paura è in grado di rientrare sui mercati; una percentuale davvero risicata di risparmiatori. Per tutti gli altri il dilemma è un altro: in attesa che passi la tempeste, cosa fare di tutta la liquidità accumulata dopo la fuga post Brexit?

I timori per i conti correnti

Il timore è che le banche italiane non siano più sicure e quindi neanche i soldi in giacenza sui conti correnti. E ad alimentare le paure è soprattutto il bail-in, un meccanismo in vigore dall’inizio di quest’anno in base al quale al salvataggio di un istituto di credito in difficoltà dovranno contribuire gli azionisti, i detentori di obbligazioni emesse dalla banca stessa e i correntisti. D’altronde, a una settimana di distanza dal referendum in Uk, è evidente che le vere vittime della Brexit siano state le banche italiane, oltre a quelle tedesche. «La capitalizzazione di UniCredit è scesa del 30% dall’esito del famigerato referendum – commenta Yann Quelenn, analista di Swissquote –. Alcuni titoli bancari, poi, hanno perso terreno per il solo fatto di essere territorialmente legati alla Gran Bretagna, mentre altri sulla base delle crescenti incertezze che stanno affiorando in Europa. Dal nostro punto di vista, riteniamo che, per quanto rimanga ancora molto improbabile al momento, il mercato stia già incorporando nei prezzi un possibile scompaginamento dell’Unione Europea: in tale contesto le difficoltà delle banche italiane diventerebbero improvvisamente insostenibili in quanto non potrebbero più godere della rete di protezione unitaria». Ma, a meno che il sistema non imploda, è sbagliato farsi prendere dal panico. Le giacenze sul conto corrente non sono a rischio. Fino a 100mila euro, anche in caso di fallimento della banca, a garanzia dei correntisti interviene il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), a cui aderiscono obbligatoriamente tutti gli istituti di credito italiani (fanno eccezione le banche di credito cooperativo, che hanno comunque una garanzia gemella come quella del Fitd). Le banche comunitarie, quindi anche quelle inglesi, non sono obbligate. In caso di mancata adesione al Fitd, i correntisti di una banca straniera potranno sempre contare sulla garanzia offerta dal Paese di origine della banca. Nel caso di Barclays, per fare un esempio, la garanzia è offerta dalla Financial Services Compensation Scheme fino a un massimo di 75mila sterline. Per quanto riguarda il bail-in, invece, il correntista è l’ultimo anello della catena e solo per importi superiori a 100mila euro.

La via dei conti deposito

Al pari dei conti correnti, anche i conti di deposito godono della protezione del Fitd o, in caso di banche comunitarie, della garanzia offerta dal Paese di origine. E forse, al momento, il conto deposito è la soluzione migliore per parcheggiare la liquidità a breve termine. I risparmi fino a 100mila euro sono garantiti e i tassi d’interesse offerti sono di gran lunga superiori a quelli del conto corrente, soprattutto se le somme vengono vincolate. Su 6 mesi, per esempio, Santander sul conto deposito offre un tasso lordo dell’1,40%, mentre “congelando” il capitale sempre a 6mesi con Banca Marche si può strappare l’1,35%, con Ibl Banca l’1,30% e con Widiba l’1,20%. Rendimenti ben al di sopra dell’ultima rilevazione del tasso d’inflazione, -0,3 per cento.

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