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Il segreto della scuola giapponese? I bambini-bidelli!

Asia e Oceania

Il segreto della scuola giapponese? I bambini-bidelli!

TOKYO – Con tutta probabilità in Italia non mancherebbero genitori che farebbero causa alla scuola. Ma in Giappone è normalissimo che, fin dalla prima elementare, i bambini svolgano anche mansioni da bidelli o da inservienti della mensa scolastica. Terminate le lezioni del mattino, nella stessa aula in cui si svolgono le lezioni, i piccoli alunni spostano i banchi, si mettono un camice e una mascherina igienica sulla bocca e si preparano a pranzare: a turno alcuni servono il pasto ai compagni.

È vietato avanzare il cibo, per cui chi non vuole mangiare tutto, prima di iniziare il pranzo, riconsegna una parte del cibo. Alla fine, tutti a pulire gli spazi comuni, compreso il pavimento. L'educazione alla pulizia sia personale sia dei luoghi collettivi viene impartita dal sistema scolastico giapponese fin dai primi giorni in cui il bambino entra in contatto con l'istituzione. Così finisce per diventare una seconda natura, non un noioso e pesante obbligo. E in genere gli scolaretti finiscono per vivere i momenti collettivi di pulizia come un gioco o quasi. Un gioco che diventa coinvolgente anche per chi non e' abituato a farlo.

Ad esempio, alla scuola elementare pubblica di Hidaka (57mila abitanti prefettura di Saitama, a nord di Tokyo) anche i bambini - figli di coppie miste - che vivono in altri Paesi e si “aggregano” per un mese estivo ai corsi sembrano adattarsi perfettamente alle regole della scuola giapponese, per spontanea imitazione di comportamenti collettivi. “Ospitiamo in via temporanea bambini che vivono in Italia e Francia – afferma il vicepreside Takeshi Isobe, nell'ufficio in cui campeggiano i ritratti di tutti i presidi che hanno guidato istituto – Secondo le mamme, a parte qualche timore iniziale, non ci sono difficolta' di adattamento, specialmente quando i bambini sono piu' piccoli”. “L'inserimento di bambini che vivono all'estero e' positivo per l'intera classe – osserva il maestro Hiroyasu Noguchi - Si crea una scambio culturale che incuriosisce e fa maturare gli alunni”.

Il segreto della scuola giapponese? I bambini-bidello!

Certo la scuola di Hidaka – immersa nel verde, contornata da impianti sportivi e da una piscina all'aperto – non deve (ancora) affrontare i problemi educativi che si creano altrove a causa di una sostenuta immigrazione. E in prima elementare non ci sono difficolta' linguistiche per figli di coppie miste: la lingua scritta e' alfabetica (hiragana) e nel corso dell'anno gli ideogrammi da imparare sono solo 80. L'enfasi posta sui momenti collettivi – dalla musica allo sport - facilita l'inserimento di nuovi arrivati. Ad esempio, la scuola ha il suo inno cantabile, mentre i bimbi devono imparare e cantare insieme altri brani che cambiano ogni mese. Ci sono spazi per l'individualita', ma sempre in un contesto di imitazione del gruppo: ad esempio, l'educazione alla natura prevede che a ogni bambino sia assegnato un fiore da curare e disegnare (i disegni vengono poi esposti in una “collettiva”).

La scuola è a tempo pieno e i bambini la raggiungono a piedi in piccoli gruppi; prima di entrare, lasciano le scarpe in un ripostiglio e calzano altre scarpette per girare all'interno dell'edificio. Al maestro si affianca una insegnante di sostegno costantemente in giro per i banchi ad aiutare singoli bambini. Anche il maestro interagisce con gli alunni: non sta in cattedra, ma gira anch'egli spesso tra i banchi. La matematica viene insegnata come un gioco, tra lo schioccare ritmico di legnetti nelle mani del maestro e filastrocche. La sensazione che si ricava e' che la scuola italiana potrebbe imparare qualcosa da quella giapponese. Anche al di la' delle pulizie dei pavimenti.

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