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Borse, Milano tiene col rimbalzo delle banche

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Borse, Milano tiene col rimbalzo delle banche

  • –Andrea Fontana

Il risveglio delle banche compensa lo stop dei petroliferi e permette a Milano di aprire in rialzo la settimana arginando l’emorragia sull’azionario, -4% il Ftse Mib e -7,5% il sottoindice degli istituti di credito, che aveva caratterizzato la scorsa ottava. Con un occhio verso Ventotene, per cogliere le reazioni di Germania e Francia alle richieste italiane di flessibilità nei conti pubblici, e l’altro a scrutare ogni segnale d’Oltreoceano sulla prossima politica monetaria della Federal Reserve, il ritorno alle contrattazioni ha visto prevalere un clima attendista che ha portato prudentemente gli indici continentali a non allontanarsi troppo dalla parità.

«Non c'è molta convinzione tra gli investitori e, sotto il profilo tecnico, la mancata rottura di alcune soglie rilevanti come la media a 200 giorni dell'Msci Europe non ha aiutato a prendere una direzione precisa – segnala Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda – Il rimbalzo delle banche è figlio della debolezza dei giorni scorsi visto che i fattori di incertezza sono ancora tutti sul tavolo: dal riassetto di Mps alla gestione delle sofferenze». E anche Bank of America Merrill Lynch, in un approfondimento sui rischi dei non performing loans, sottolinea il «dilemma» degli investitori nel puntare sulle banche italiane scommettendo sull'efficacia dei Gacs e degli altri strumenti normativi introdotti. Rimbalzo comunque è stato con il Ftse Italia Banche salito dell'1% anche grazie alla riapertura, segnalata da Il Sole 24 Ore, del dossier per la vendita, anche separata, delle quattro banche salvate a fine 2015 (Banca Etruria, Carife, Banca Marche e Carichieti): un “tema cruciale”, secondo un broker, per il sistema bancario nostrano. Gli istituti popolari hanno guidato il Ftse Mib a cominciare dal +4,4% di Bpm, dal +2,3% di Ubi e dal +1,8% di Ubi Banca.

Gli acquisti si sono distribuiti anche sugli assicurativi e sul lusso. Il dietrofront invece è avvenuto sulle società dell'industria petrolifera anche perché il barile, forte di una rimonta di oltre il 20% da inizio mese e penalizzato almeno per una parte della seduta dall’andamento del dollaro americano, ha battuto in ritirata scendendo ben sotto i 50 dollari a Londra e sotto i 48 dollari al barile a New York. La risultante di questi movimenti è stata un incremento dello 0,36% del Ftse Mib, accompagnato al rialzo dalle altre piazze periferiche dell'Eurozona, mentre Francoforte e Parigi hanno ceduto terreno così come Londra (-0,44%) che ha pagato il calo delle materie prime denominate in dollari (il rame ha segnato prezzi di inizio luglio) e la correzione dell’oro arrivata a toccare i minimi delle ultime due settimane.

Il rafforzamento della valuta americana, con il dollar index tornato inizialmente ai massimi da una settimana, è stato favorito dalle dichiarazioni del vice governatore della Fed Stanley Fischer che vede un’economia Usa in progressivo miglioramento nei prossimi trimestri ed è favorevole a un ritocco dei tassi non troppo in là nel tempo. «Con queste continui interventi dei suoi rappresentanti la Federal Reserve sta cercando di preparare il mercato a un rialzo dei tassi ma è attenta a non spaventarlo con annunci aggressivi di ritocchi immediati e a non illuderlo che resterà ferma per tutto il 2017 – sottolinea Vincenzo Longo, market strategist di Ig – Non mi aspetto dunque che l'intervento di Janet Yellen a Jackson Hole sia eclatante ma probabilmente rappresenterà una chiave di volta in vista della riunione di settembre». In attesa di chiarezza la scommessa su una stretta a settembre è tornata a scendere così come i rendimenti del decennale americano. In Europa il governativo italiano si è riportato all'1,11% (da 1,14%)mentre lo spred col bund si è allargato a 119 punti.

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