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Il G20 stretto tra bassa crescita e diseguaglianze

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Il G20 stretto tra bassa crescita e diseguaglianze

Il summit del G20 che si apre oggi a Hangzhou, in Cina, sarà ricordato per i suoi simbolismi piuttosto che per le sue decisioni, proprio mentre cresce il divario fra lo stato della congiuntura mondiale e gli ambiziosi obiettivi di crescita che proprio questo foro si era dato solo pochi anni fa.

Come affermerà nel suo intervento Christine Lagarde, direttrice generale dell’Fmi, questo è il quinto anno consecutivo il cui il Pil mondiale cresce al di sotto del suo potenziale e il 2017 rischia di essere il sesto. Sulla base dei recenti indicatori congiunturali ad elevata frequenza monitorati dall’Fmi, le stime di crescita per l’economia mondiale verranno nuovamente riviste al ribasso quando, in occasione degli incontri ministeriali di Washington il prossimo mese, l’istituzione multilaterale rilascerà i risultati del nuovo esercizio previsionale.

L’elemento che desta maggiore preoccupazione, come riporterà la stessa Lagarde, è l’interazione fra le conseguenze della protratta bassa crescita e l’aumento delle disuguaglianze. Tale interazione crea un contesto sociale avverso alle riforme e genera uno spazio politico che premia le spinte isolazioniste. La sua analisi sottolinea il divario fra aspettative e necessità associate al summit e la realtà della dinamica politica che, invece, comprime il perimetro di una soluzione cooperativa volta a guidare l’integrazione dell’economia mondiale così da renderla socialmente sostenibile.

Hangzhou sarà, invece, il summit dei simbolismi. Per Barack Obama, cala il sipario su una presidenza nata con forti ambizioni internazionaliste ma che, nel corso degli anni, ha progressivamente perso quell’impeto che l’aveva caratterizzata nei primi anni quando Obama, giovane presidente, ne aveva guidato le deliberazioni a Pittsburgh nel 2009 ancora all’apice della crisi finanziaria, sancendone la natura di foro principale per la cooperazione economica internazionale.

L’evoluzione delle priorità si è riflessa nell’avvicendamento nei posti chiave della sua amministrazione. A Tim Geithner, il più internazionalista dei segretari al Tesoro da Jim Baker in poi, succedeva Jack Lew, esperto di finanza pubblica e di relazioni congressuali, a volte assente alle riunioni del G20.

Un’evoluzione altrettanto importante marcava la titolarità della segreteria di Stato: a Hillary Clinton, che aveva enfatizzato il ruolo strategico degli Stati Uniti in Asia e creato le premesse diplomatiche per l’accordo commerciale Tpp tra Stati Uniti e vari Paesi del Pacifico (con l’esclusione della Cina), subentrava John Kerry, che riportava il baricentro della politica estera su aree e temi più tradizionali, legati a Medio Oriente e Iran. Come ha lasciato intendere Jack Lew nel suo intervento alla Brookings Institution alla vigilia del summit, è probabile che il Tpp non venga ratificato dal Congresso nei prossimi mesi contrariamente alle attese, lasciando definitivamente incompiuta la strategia volta a rafforzare il ruolo degli Stati Uniti nel continente asiatico.

Sul fronte cinese, il presidente Xi Jinping si trova in una fase ancora relativamente iniziale della sua presidenza. Per lui, il primo summit del G20 in Cina fornisce l’opportunità unica di proiettare nel mondo l’immagine di un’economia stabile, una società sempre più moderna e un Paese il cui peso politico nelle relazioni mondiali si va allineando con quello della sua economia.

Non è un caso che il prossimo mese lo yuan entrerà ufficialmente nel prestigioso paniere dei diritti speciali di prelievo del Fmi insieme a dollaro, euro, yen e sterlina. Proprio l’altro giorno, la Banca mondiale ha annunciato la prima emissione di obbligazioni denominate in dsp che verranno, appunto, rimborsate con valuta cinese. Un altro, importante simbolo del riequilibrio delle relazioni economiche e monetarie internazionali.

Ora il testimone passa alla Germania per il prossimo appuntamento fissato ad Amburgo il prossimo luglio. Rimane da vedere se il cambio di testimone implicherà anche un cambio di passo.

@domeniclombardi

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