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Draghi tiene in pausa il nuovo Qe

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Draghi tiene in pausa il nuovo Qe

Mario Draghi
Mario Draghi

FRANCOFORTE. La Banca centrale europea non ha discusso giovedì il prolungamento del suo piano di acquisto di titoli oltre la scadenza prevista di marzo, dato che «le modifiche alle previsioni economiche non sono state così sostanziali da giustificare una decisione di agire», come ha detto il suo presidente Mario Draghi in conferenza stampa. Invariati i tassi d’interesse. Draghi ha tuttavia spiegato che il consiglio ha dato mandato ai comitati tecnici di esplorare tutte le opzioni per assicurare che il programma, il cosiddetto Qe, possa essere messo in atto senza scossoni.

Questo significa probabilmente che la decisione di un prolungamento è solo rinviata, possibilmente a dicembre, mentre vengono studiate le modifiche ai dettagli, necessarie, come ha rilevato Draghi stesso, per tener conto delle nuove circostanze: il calo dei rendimenti ha infatti ridotto notevolmente l’universo dei titoli acquistabili e quindi potrebbe creare problemi di scarsità nei mesi a venire, soprattutto sui Bund tedeschi. Negli ultimi due anni, il mandato ai tecnici è sempre stato il preludio a nuovi interventi. Non c’è stata però nessuna indicazione sulle future azioni, il che può aver deluso i mercati.

Al consueto richiamo ai Governi perché agiscano con riforme strutturali e politica fiscale, ricordando l’impegno del G-20 della settimana scorsa su questo punto, il presidente della Bce ha aggiunto nell’occasione un riferimento esplicito alla Germania, dove le critiche alla Bce sono più aspre, perché usi lo spazio nei conti pubblici per sostenere la crescita. Nei giorni scorsi il Governo di Berlino ha varato un bilancio 2017 che prevede maggiori investimenti e annunciato tagli alle imposte dopo le elezioni dell’autunno del prossimo anno. Il presidente della Bce ha anche sostenuto che in Germania ci sarebbero buone ragioni per un ulteriore aumento dei salari e che lo preoccuperebbe se la bassa inflazione si riflettesse in minori incrementi salariali.

La Bce è stretta fra la necessità di agire per far ripartire la crescita che resta asfittica e l’inflazione che è lontanissima dall’obiettivo e il fatto che «non ci sono però opzioni buone dal punti di vista politico», come osserva Lena Komileva, di G+ Economics, nella gamma di possibilità tecniche a disposizione della Bce. Draghi non ha escluso neppure quella politicamente più controversa, soprattutto in Germania, cioè la rimozione del collegamento fra gli acquisti e le quote dei Paesi nel capitale della Bce, che ridurrebbe gli acquisti di Bund e aumenterebbe quelli di debito italiano e spagnolo. Ma ha detto che i comitati studieranno tutte le possibilità e poi spetterà al consiglio decidere. Un’altra opzione è quella di acquistare titoli il cui rendimento è sotto il tasso sui depositi (-0,40%), come una larga parte dei Bund, ma questo esporrebbe le banche centrali a perdite certe.

Come previsto, le nuove proiezioni trimestrali degli economisti della banca, pubblicate ieri, hanno rivelato solo un leggero ritocco al ribasso della crescita (1,7% nel 2016, 1,6% in ciascuno dei prossimi due anni) e sono rimaste praticamente invariate per quanto riguarda l’inflazione, allo 0,2% quest’anno, all’1,2% nel 2017 e all’1,6% nel 2018. La ripresa è stata frenata dalla modesta domanda estera, in parte collegata alle incertezze generate dal referendum in Gran Bretagna su Brexit. Alla domanda sul perché il consiglio non abbia ritenuto di intervenire subito, data la situazione e i persistenti «rischi al ribasso», Draghi ha replicato che la politica monetaria è «del tutto efficace» e sta fornendo uno «straordinario supporto» all’Eurozona e ha spiegato che le misure già prese sono servite a contrastare l’impatto negativo delle turbolenze finanziarie di inizio anno e della Brexit e serviranno, da qui al 2018, a produrre uno 0,6% di crescita e uno 0,4% di inflazione in più. Il banchiere centrale italiano ha ripetuto comunque che la Bce ha la capacità e la volontà di intervenire nuovamente. Peraltro, nella dichiarazione iniziale, Draghi ha ribadito che il Qe continuerà oltre marzo, se necessario, e in ogni caso finché il consiglio vedrà un aggiustamento sostenuto del percorso dell’inflazione in linea con il suo obiettivo», il che lascia già ora la porta aperta a un prolungamento.

Ancora una volta, il presidente della Bce ha difeso la politica dei tassi negativi e dei suoi effetti sulla redditività delle banche. Anche se «siamo consapevoli delle conseguenze di lungo periodo», ha osservato che il calo degli utili delle banche fra il primo semestre 2016 e quello del 2015, circa il 20%, è stato dovuto ai guadagni di capitale realizzati lo scorso anno grazie all’avvio del Qe, ma che i margini d’interesse finora non hanno sofferto.

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