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Angelina Jolie-Brad Pitt. È Hollywood a pagare il «divorzio…

l’addio dei due divi

Angelina Jolie-Brad Pitt. È Hollywood a pagare il «divorzio del secolo»

Angelina Jolie e Brad Pitt  (Epa)
Angelina Jolie e Brad Pitt (Epa)

«Come Brangelina non ne fanno più», il lamento dalla collina di Los Angeles si sente fin qui. Il dolore più interessante non è quello dei fan di tutto il mondo ma di un’industria che per tutto il Novecento si è appoggiata a coppie come Angelina Jolie e Brad Pitt. Bacall-Bogart, Taylor-Burton, Tracy-Hepburn. Adesso che le ultime due stelle si lasciano, rimarremo in balia delle Kardashian, è la prima cosa che una serissima professoressa di pop culture della Ucla dice al Los Angeles Times, giornale americano che tratta il divorzio Jolie-Pitt come uno spartiacque, non solo un comune affare amoroso.

Ovvio: Jolie-Pitt insieme muovevano moltissimi soldi, possiedono un impero, erano diventati divi come si faceva una volta, relativa povertà (lei non ebbe un’infanzia dorata a Hollywood, per anni non parlò al padre Jon Voight), gavetta (lei in un videoclip di Antonello Venditti, lui cameriere assieme a una giovanissima Julia Roberts), bellezza. Poi i film, super ingaggi, esplosione nello show business, un divorzio alle spalle lui, due lei, sempre fotografati ma a distanza, insomma una coppia dei pre-social media.

Negli anni delle serie tv, del web che crea «famosi per essere famosi», di un’industria di Hollywood che produce meno storie e sogni della vicina Silicon Valley, Brad e Angelina rassicuravano, i divi non si erano ancora estinti.

I due hanno interpretato il novecentesco ruolo senza inventarsi niente. Hanno costruito una famiglia numerosa - tre figli naturali, tre adottati - e una fondazione per i poveri del mondo: aveva già fatto tutto Mia Farrow. Litigavano, ma chi no? Angelina quasi piangente sulla terrazza di un hotel in Sudafrica che fa una scenata a un marito scocciato è una banale e perdibile scena da matrimonio, niente a che vedere con una a caso delle leggendarie baruffe Taylor-Barton o più recentemente col divorzio Johnny Depp-Amber Heard e l’occhio pestato di lei in diretta social.

Jolie ha avuto una giovinezza irregolare, una fidanzata, problemi con le droghe e il padre famoso? Minimo comune denominatore a Hollywood, minimo sindacale per una copertina. Pitt ha lasciato Jennifer Aniston per Jolie sul set di un film? Altro copione rispettato della collina. Né lui né lei imbroccavano un film da tempo, come Tom Cruise, Julia Roberts o la stessa Aniston solo per dirne tre.

Forse l’unica cosa che rendeva Jolie-Pitt divi nel 2016 era che si permettevano di tenere tutti a distanza e - in un mondo in cui soprattutto i comuni mortali si lasciano - rimanevano insieme (anche perché non si riusciva a immaginare chi altro di meglio l’uno o l’altra potessero trovare). Il loro distinguersi dagli altri è stato rinchiudersi in una casa a Berlino, un castello nel sud della Francia, una villa seicentesca in Valpolicella (svenduta in fretta e furia a giugno per 15 milioni dopo averla pagata 32 nel 2010), i sei figli sempre appresso.

Belli immersi nella bellezza. Dalla quale Angelina usciva per ricordare al mondo il dramma siriano all’Onu (suo grande merito), la guerra nei Balcani (dirige In the land of blood and honey nel 2011) e come combattere la paura dei tumori col proprio corpo (si è fatta fare due operazioni preventive, il marito sempre vicino).

Non è mai sembrato nesting - scelta dei ricchi di non lasciare il nido anche quando la passione finisce, secondo la sempre fervida tassonomia americana - più un brand-amore.

«Brangelina», crasi di Brad e Angelina, non era solo un nome ma ormai un aggettivo, dice un altro professore al Los Angeles Times, e di solito si omaggiano così solo gli scrittori che si trasformano in aggettivo quando sono riconosciuti grandi. Certo è che come un romanzo ispiravano un po’ tutti: all’annuncio del divorzio persino la pop star Adele forse scherzando ha voluto dedicargli il concerto a New York. Non si immagina che una cosa simile possa accadere se Kim Kardashian lascia il rapper Kanye West o la pur stellare Beyoncè mette alla porta il donnaiolo Jay Z.

Solo i Brangelina erano un marchio così irraggiungibile e pop.

Il divorzio sarà mediaticamente un nuovo capitolo, i due faranno stavolta vedere qualcosa di inedito? Sembra di no, niente di furbo come il conscious uncoupling di Gwyneth Paltrow e Chris Martin, un modo per dire «siamo cool, ci lasciamo in modo civile, ci spiace, avrete meno da scrivere». Niente stelle, tanta comune polvere par di scorgere.

Angelina si presenta in versione madre coraggio, «l’ha fatto per la salute della famiglia», dice il suo avvocato. «Ha scatenato l’inferno», commenta Pitt. In effetti addurre come motivo del divorzio l’educazione dei figli darà il là a qualsiasi insinuazione. I primi a non essere tutelati - come insegna la coppia Allen-Farrow per non andare troppo lontano -saranno proprio i sei pargoli che sembrano usciti da una pubblicità Benetton o una campagna Onu.«Mi spiace è sfortunatamente una storia di famiglia» dice George Clooney, amico di Pitt, a margine di un evento Onu. E riporta le stelle sulla Terra.

Sarebbe stato meglio litigare per i soldi ma sarebbe stato anche meno credibile, i due sono miliardari, è normale che lei non chieda gli alimenti. Tmz, l’affidabile sito di gossip che per primo ieri ha dato la notizia del divorzio del secolo, esclude nuovi amori - l’attrice francese Marion Cotillard aspetta un figlio dal suo compagno e smentisce su Istagram illazioni su Pitt - scrive di eccessi di rabbia e abuso di sostanze dell’attore davanti ai figli per spiegare «le differenze inconciliabili» addotte da Jolie. Dopo 12 anni insieme sembra strano che proprio adesso Angelina si sia accorta che Pitt non è un buon padre (ha chiesto l’esclusivo affidamento dei figli, riserverebbe a lui il solo diritto di visita). Brad si limita a dire che sperava in «una separazione da adulti», «è molto triste, ma quello che conta adesso è il bene dei bambini», chiede «gentilmente alla stampa la riservatezza che meritiamo in questo momento difficile».

La stampa non sarà gentile, usciranno altri dettagli e indiscrezioni. Intanto in un mondo senza neanche memoria recente, torna alla mente l’imbarazzo delle mail di dirigenti Sony trafugate da hacker forse vicini alla Corea del Nord. In uno di quei messaggi il produttore premio Oscar Scott Rudin definiva Jolie «una viziata dal talento minimo», «un fenomeno camp e una celebrità ridicola», si lamentava soprattutto di non voler perdere soldi dietro ai capricci di Angelina che insisteva perché David Fincher abbandonasse il biopic su Steve Jobs per dirigerla nel remake di Cleopatra. Storie da vecchia Hollywood che ci mancano già.

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