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Brexit, «liste di lavoratori stranieri». E May non ritratta…

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Brexit, «liste di lavoratori stranieri». E May non ritratta la gaffe sui medici

La  premier britannica Theresa May
La premier britannica Theresa May

Theresa May rifiuta di scegliere tra una Brexit « hard» e una «soft», ma le parole di queste ultime ore fanno pensare che la premier britannica e il suo governo abbiano tanta voglia di sbattere la porta in faccia al mondo. May e il suo ministro dell’Interno Amber Rudd dichiarano e poi rettificano, ma rimane l’impressione che si voglia ridimensionare la presenza di lavoratori stranieri nel Regno anche quelli qualificati.

May ha detto ieri alla Bbc che i dottori stranieri potranno rimanere in Gran Bretagna sin quando non vi saranno abbastanza dottori britannici con cui possono essere rimpiazzati. La premier ha parlato di dottori «overseas», evoca un’idea di isola fuori dall’Unione che sembra sempre più riprendere piede a Londra. May è stata criticata per queste parole e ha rifiutato di confermarle ma non ha fatto una vera marcia indietro.

In un’altra intervista ha sfumato ma non smentito: le è stato chiesto tre volte di chiarire quella frase, lei ha detto che il suo desiderio è «vedere ospedali che puntano a formare più i dottori britannici», ma ha aggiunto che dipende dagli ospedali certo non da lei. Il suo ministro della Salute Jeremy Hunt aveva però annunciato poco prima un piano per formare 1.500 dottori in più ogni anno in modo da mettere fine alla dipendenza del sistema sanitario britannico (NHS) dai medici stranieri entro il 2025.

Nelle stesse ore al congresso dei conservatori a Birmingham un’altra donna del suo governo, la ministro Amber Rudd, annunciava: chiederemo alle imprese di rivelare il numero dei dipendenti stranieri per favorire l'assunzione di cittadini britannici. «Non chiamatemi razzista» per questo ha detto Rudd, il suo obiettivo sarebbe «stanare» quelle società che abusano delle regole esistenti e «spingerle a comportarsi meglio».

Il ministro Rudd, nominata agli Interni a luglio al posto del stessa May, ha spiegato che i freni extra ai lavoratori e agli studenti stranieri potrebbero essere necessari «per cambiare la tendenza» dell'opinione pubblica sull'immigrazione alla luce del voto sulla Brexit (il referendum del 23 giugno scorso con cui il 52% dei britannici ha votato l'uscita dall'Ue).

“Vorrei vedere ospedali che puntino a formare più i dottori britannici”

Il premier britannico Theresa May 

Il ministro ha accusato le aziende di «sfuggire» alle loro responsabilità perché non addestra un numero sufficienti di lavoratori britannici, ha aggiunto che andrebbe irrigidito l'attuale sistema che obbliga le società a pubblicizzare i posti disponibili nel Regno Unito per soli 28 giorni prima di rivolgersi all’estero.

Come la May anche Rudd oggi ritratta: non ha mai fatto riferimento a liste nominative, dice, come lascia intendere oggi il Times in prima pagina, ma precisa che «ci deve essere un dibattito su quali competenze vogliamo avere nel Regno Unito».

I primi a criticare l’idea di liste nominative, scriveva Bbc, erano stati alcuni imprenditori, un deputato conservatore ha definito la proposta del ministro «controversa». Le aziende non vogliono insomma limiti ad assumere mentre gli uffici legali hanno già avvertito che misure del genere violano la normativa anti-discriminazione britannica.



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