Mondo

Londra pronta a pagare per non lasciare la City fuori dal mercato Ue

governo valuta indennizzo

Londra pronta a pagare per non lasciare la City fuori dal mercato Ue

Una manifestazione anti-Brexit davanti all’Alta Corte di Londra
Una manifestazione anti-Brexit davanti all’Alta Corte di Londra

LONDRA - L’accesso al single market passa per un generoso assegno? È questa l’ultima ipotesi della saga sulla Brexit che è al vaglio del governo di Theresa May. Nelle stesse ore in cui il cancelliere Philip Hammond è sotto schiaffo nell’esecutivo per la sua eccessiva cautela nel maneggiare l’uscita dall’Unione rispetto alle voglie dei falchi brexiters, avanza l’ipotesi di un indennizzo ai partner per consentire alla City di mantenere il passaporto, ovvero la partecipazione al mercato interno per i servizi finanziari.

La avanza il Financial Times sostenendo che Theresa May non ha mai escluso di effettuare pagamenti all’Unione pur di garantire l’accesso alle piazze Ue e la cosiddetta equivalenza nei regimi di regolamentazione, a banking, asset management, e assicurazioni. La signora premier si è sprecata in dichiarazioni che chiudono l’uscio all’immigrazione intracomunitaria e al primato delle corti europee su quelle britanniche ma è sempre rimasta silenziosa su eventuali indennizzi economici per proteggere le imprese del Regno. L’industria finanziaria - con l’automotive - è una delle più esposte ai venti della Brexit.

Sulla via di un compromesso del genere si aprono però due problemi. Il primo sono i potenti brexiters del governo che hanno fatto campagna promettendo di rimpatriare miliardi di sterline oggi spesi nel bilancio comunitario. Un accordo del genere obbligherebbe Londra a staccare all’Ue un assegno ancor più corposo di quello attuale (uscendo dall’Unione perderà infatti il cosiddetto “rebate”, l’indennizzo che si guadagnò Margaret Thatcher negli anni Ottanta). La seconda è più fondamentale: chi ha mai detto a Londra che i partner sono pronti a vendere per qualche miliardo il rischio politico della disintegrazione dell’attuale assetto Ue ? Pare francamente difficile che l’accesso al single market per i servizi finanziari possa passare solo per contributi economici. Equivarrebbe a mettere un prezzo all’esclusione della libera circolazione dei cittadini dalle intese europee. Il silenzio di Downing Street sull’ipotizzato indennizzo economico indica che tuttavia questa sarà una delle strade che Londra batterà per proteggere la City.

“Sembra difficile che l’accesso al mercato unico per i servizi finanziari possa passare solo per contributi economici”

 

Bagatelle per un negoziato che prima ancora di cominciare già mette straordinaria pressione sull’esecutivo, con il cancelliere Philip Hammond accusato dai suoi compagni di governo di frenare la marcia di Londra verso il divorzio da Bruxelles. Attacchi che arrivano nelle stesse ore in cui ad Hammond è fatto sapere che già entro il 2017 pezzi della City potranno traslocare. Lo sostiene un rapporto del think tank euro-neutrale Open Europe sottolineando quanto il banking abbia bisogno di un orizzonte certo per potere operare.

© Riproduzione riservata