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A Parigi è boom di start up, Milano scelta come hub «french…

la «silicon valley» d’europa

A Parigi è boom di start up, Milano scelta come hub «french tech»

(Afp)
(Afp)

Parigi come la Silicon valley d'Europa? Sembra proprio di sì scorrendo i numeri dell'innovazione della capitale francese che ogni anno battezza tra le 1000 e le 1500 nuove start up e investe in ricerca le stesse somme che spende la mitica area metropolitana della Baia di San Francisco. Se una volta i simboli della Francia moderna erano le centrali nucleari o il treno Tgv adesso avanza l'economia digitale. Lo dimostrano storie di successo francesi nate pochi anni fa come la piattaforma per automobilisti «bla bla car» o «ventee privée», leader mondiale nell'e-commerce.

Boom di start up

A favorire questo boom di start up sono state alcune iniziative del governo, a partire dal credito d'imposta che scatta sul 30% delle spese per ricerca e sviluppo. Una misura che costa a Parigi quasi 6 miliardi l'anno. Ma anche un ecosistema fatto di norme che incentivano la creazione di imprese innovative con un taglio sostanzioso agli oneri e un piano ad hoc - chiamato «french tech» - che ha investito 215 milioni per accelerare la crescita di imprese digitali e per attirare i migliori talenti del futuro, anche dall'estero (i cosiddetti «french tech ticket»). Un piano, questo, che prevede anche l'internazionalizzazione delle start up francesi con la creazione di hub in tutto il mondo. E Milano «è stata appena scelta come sede di uno dei 23 Hub di French Tech presenti nel mondo», ha confermato ieri l'ambasciatrice di Francia a Roma, Catherine Colonna, durante il convegno «Perché investire in Francia?» a Palazzo Farnese organizzato in concomitanza con il mese dell'investimento in Francia. «La partnership con l'Italia - aggiunge - è sempre stata di primissimo piano, considerando che la Francia è il primo investitore straniero qui, mentre l'Italia rappresenta il sesto investitore» Oltralpe. «La Francia - ricorda l'ambasciatrice - ha avviato una serie di riforme importanti per attrarre investimenti stranieri nel settore della tecnologia e della trasformazione digitale. Oltre al network globale di French Tech, in Francia abbiamo un credito d'imposta pari al 30% delle spese annue di ricerca e sviluppo, un grandissimo sviluppo della banda larga e manodopera specializzata».

I punti di forza francesi
L'incontro a Roma è stata l'occasione anche per fare qualche confronto con l'Italia grazie alla presenza di alcuni manager e imprenditori italiani che hanno sottolineato i benefici dei loro investimenti in Francia, ma anche qualche lacuna come a esempio un venture capital ancora non molto presente. Mentre Hervé Pottier, direttore Italia di Business France, ha ricordato i due pilastri di questo sviluppo dell'economia innovativa in Francia: oltre al credito d'imposta sulla ricerca la creazione di poli di competitività che mettono insieme pubblico e privato e che hanno dato vita a 1500 progetti di ricerca con 6,5 miliardi di investimenti (2,5 miliardi pubblici). A breve sarà anche creato in un edificio storico di Parigi - la Halle Freyssinet - quello che viene già definito il più grande incubatore del mondo che ospiterà mille imprese in fase di avviamento. Al convegno di ieri ha partecipato anche Antonio Samaritani, direttore generale dell'Agenzia per l'Italia Digitale (Agid), che ha sottolineato la necessità di «piattaforme comuni europee per le pubbliche amministrazioni, a partire dall'identità digitale, che consenta la libera circolazione dei soggetti sui servizi pubblici digitali, dai pagamenti elettronici, che devono poter essere effettuati nello stesso modo a Parigi, come a Milano, la fatturazione e l'analisi dei dati».

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