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Rajoy conferma la squadra economica

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Rajoy conferma la squadra economica

  • –Luca Veronese

Con pazienza, ascoltando tutti ma senza dover rendere conto a nessuno, Mariano Rajoy ha scelto i ministri che lo affiancheranno nel nuovo governo di minoranza. Dopo aver incontrato re Felipe VI, il leader conservatore ha diffuso, ieri in serata, i nomi dei componenti di un esecutivo che dovrà conquistare, voto su voto, in Parlamento l’approvazione di ogni provvedimento. Confermatissimi la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria e il riferimento per l’Economia del governo, Luis de Guindos.

Cambiano alcune figure ma non cambierà la linea politica di Rajoy - sulle questioni economiche e sulla Catalogna - come ha confermato lo stesso premier in Parlamento rivolgendosi ai banchi di Ciudadanos, il movimento centrista alleato di governo, e a quelli dei Socialisti, determinanti con il loro sostegno esterno per il proseguimento della legislatura. «Dialogherò con tutti, ma - ha rimarcato il premier - non sono disposto a distruggere quello che abbiamo costruito. C’è da migliorare il lavoro ma non da demolire».

Poche le sorprese nel nuovo governo, in un rimpasto che sembra voler combinare la continuità a un timido svecchiamento: cambiano comunque sei ministri sui tredici, nel complesso sono cinque le donne e otto gli uomini.

Soraya Saenz de Santamaria, fedelissima di Rajoy, accresce il suo potere politico: guiderà infatti anche il ministero delle Amministrazioni pubbliche, fondamentale in una fase nella quale si dovranno ridiscutere i rapporti tra Stato e Regioni, con particolare attenzione alle rivendicazioni della Catalogna. Saenz de Santamaria non sarà più però la portavoce del governo, il suo posto, ogni venerdì, nella conferenza stampa che segue il Consiglio dei ministri, verrà preso da Inigo Mendez de Vigo, confermato all’Educazione, Cultura e Sport.

Esce rafforzato dalle scelte di Rajoy anche Luis de Guindos, che assieme all’Economia sarà chiamato a gestire il ministero dell’Industria nel chiaro tentativo di dare coerenza e sostegno alla ripresa economica. De Guindos è stato nell’ultima legislatura una figura determinante nei rapporti tra Madrid e l’Unione europea e nei prossimi mesi la sua esperienza aiuterà il governo a ridurre gli attriti con Bruxelles soprattutto in materia di risanamento del bilancio pubblico. De Guindos non è riuscito tuttavia a conquistare anche il ministero delle Finanze che resta nelle mani di Cristobal Montoro.

Nella squadra economica del governo si conferma anche Fatima Banez, che rimane al Lavoro anche grazie alla costante ripresa dell’occupazione dopo la grande recessione. Così come è stato assegnato nuovamente a Isabel Garcia Tejerina il ministero dell’Agricoltura, Pesca, Alimentazione e Ambiente. Sempre tra gli economici, Rajoy ha messo due facce nuove: il sindaco di Santander, Inigo de la Serna, uno degli emergenti del Partito popolare, sarà il responsabile del ministero dello Sviluppo; mentre Alvaro Nadal, il più ascoltato tra i consiglieri di Rajoy nel governo uscente, viene premiato con la responsabilità dell’Energia, Turismo e Agenda digitale.

Agli Esteri, José Manuel Garcia-Margallo lascia il posto al diplomatico Alfonso Dastis, che era rappresentante della Spagna all’Unione europea: Rajoy ha dovuto sacrificare il vecchio amico per nominare un esperto di questioni comunitarie e un abile negoziatore come Dastis, confermando come l’Europa e le questioni aperte con Bruxelles siano una priorità per il Paese. All’Interno, Jorge Fernandez Diaz, un altro della vecchia guardia dei Popolari, viene sostituito da Juan Ignacio Zoido, già sindaco di Siviglia. Alla Difesa arriva una figura di primo piano del Partito Popolare di Rajoy, Maria Dolores de Cospedal, uscita tuttavia sconfitta dal confronto con Soraya Saenz de Santamaria. Mantiene il suo incarico alla Giustizia, Rafael Català. La catalana Dolores Montserrat, sarà invece la nuova ministra della Sanità, dei Servizi sociali e dell’Eguaglianza.

Dopo oltre dieci mesi di paralisi politica e a cinque giorni dalla fiducia in Parlamento la Spagna ha un nuovo governo che dovrà definire la nuova legge elettorale entro novembre. Nonostante la crescita del Pil superiore al 3% anche quest’anno, De Guindos aveva già messo le mani avanti: «Per rispettare gli obiettivi di contenimento del deficit servono subito 5,5 miliardi di euro». Saranno tagli e tasse da approvare in Parlamento, impossibile dire oggi con quali voti.

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