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Il fiasco dei media, snobbati dagli elettori

carta stampata ed elezioni

Il fiasco dei media, snobbati dagli elettori

Il dato di partenza è indiscutibile. Tutti i grandi media, negli Usa come in Italia, fino a lunedì sera davano Hillary Clinton per favorita. Martedì notte ha invece vinto, e in modo relativamente netto, Donald Trump.

Si può allora parlare di fiasco dei media. Oppure della dimostrazione che sono stati definitivamente travolti dal fenomeno della disintermediazione.
Certo è che le presidenziali americane dell’8 novembre hanno sancito la fine dell’influenza elettorale della carta stampata. Secondo uno studio di Pablo J. Boczkowski, professore della Scuola di comunicazione dell’Università Northwestern, Trump aveva ottenuto il supporto di nove quotidiani e quattro settimanali mentre Clinton aveva ricevuto 27 volte più endorsement. Si erano infatti schierati con lei ben 229 quotidiani e 131 settimanali.

Le pagine di cronaca politica di tutti i maggiori giornali avevano poi esplorato in dettaglio ogni attività imprenditoriale fallita o poco limpida del magnate dai capelli d’oro, messo in risalto ogni suo difetto caratteriale e dato eco a ogni sua dichiarazione fuori luogo, erronea, falsa, senza senso o dichiaratamente xenofoba.

In un altro momento della storia politica americana una copertura mediatica del genere avrebbe fatto deragliare qualsiasi campagna elettorale. Dalle urne l’8 novembre è invece uscito il verdetto opposto: Donald Trump ha vinto. Alla faccia dei media, si potrebbe dire. E molti dicono.

In realtà, Trump ha vinto “malgrado” i media.

Nessun fatto ha dimostrato che la copertura mediatica dell’uomo e dell’imprenditore sia stata in alcun modo imprecisa o scorretta. Ma il problema sta proprio qui: gli elettori americani non hanno dato alcun peso ai fatti che i giornali hanno riportato.

Per due motivi: il primo è che, come ha spiegato in una sua recente intervista il semiologo Noam Chomsky, «nell’attuale, crescente cultura della superficialità si esprimono opinioni senza capacità di sviluppare un ragionamento». Insomma, i dibattiti eludono gli approfondimenti e le dinamiche complesse, esaurendosi sempre più spesso in un barrage di strepitii da 140 battute. Insomma, si viene informati dai titoli, non più dagli articoli.

Il secondo motivo è che, nella nuova società disintermediata, le informazioni vengono dagli stessi politici (i video dei comizi di Trump che lo stesso candidato repubblicano postava regolarmente su Facebook venivano visti dai quasi 13 milioni di suoi followers). Oppure da fonti “non-professionali”, non verificate né verificabili, che tendono a evocare o echeggiare il pensiero di chi legge.
Ecco che un milione di persone ha letto e contribuito a diffondere un falso endorsement di papa Francesco a favore di Trump. Il magnate non ha certamente vinto per quel motivo. Ma per quel modo di informarsi.

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