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Tutti i conflitti d’interesse di Donald Trump

LE ATTIVITÀ DEL PRESIDENTE ELETTO

Tutti i conflitti d’interesse di Donald Trump

NEW YORK - L'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca ha portato con sé un complesso groviglio di interrogativi sui suoi conflitti di interesse. Ma la risposta degli esperti di etica politica e delle istituzioni americane è in realtà semplice quanto drastica: sono tali e tanti, data la rete dei suoi business immobiliari e non solo su scala globale, da essere non solo senza precedenti ma anche insolubili. Possono però essere minimizzati. E la strada è una sola e stretta: la creazione di un blind trust davvero cieco, quindi non affidato ai figli, dove raccogliere le sue attivita' negli Stati Uniti, accompagnata dalla cessione immediata di qualunque interesse all'estero.

È questo il tenore della lettera che una dozzina di organizzazioni e watchdog etici senza partito hanno inviato nelle ultime ore a Trump. Simili consigli sono arrivati anche da esperti repubblicani di passate amministrazioni. Il problema di fondo è che le avventure imprenditoriali di Trump - da alberghi a campi da golf - spesso portano il suo nome, fatto che non scomparirebbe neppure con un blind trust. Trump guadagna inoltre su operazioni, da franchising a investimenti, negoziati personalmente, altro fatto risaputo e che vanifica in parte qualunque cecità prescritta. Che espone cioè comunque la Casa Bianca a tentativi di comprare i suoi favori o di influenzarne le decisioni da parte di attori interni ed esterni a colpi di business.

Un caso in piccolo di comportamenti discutibili è già esploso rumorosamente con le promozioni “politiche” dei propri prodotti da parte di Ivanka Trump: durante una intervista alla famiglia con la popolare trasmissione televisiva 60 Minutes della Cbs ha indossato un prezioso braccialetto della sua collezione di gioielli e la sua società ha subito diffuso un comunicato stampa per pubblicizzarlo. A luglio aveva già fatto campagna di marketing di un capo di abbigliamento paragonandolo al vestito che la stessa Ivanka aveva indossato alla Convention repubblicana.

Ma il problema maggiore è che Trump non ha dato finora alcun segno di voler accettare nessuna delle raccomandazioni per cercare di attenuare i rischi. Ieri i suoi portavoce hanno fatto sapere che i suoi tre figli maggiori, Donald jr., Eric e Ivanka, non avranno posizioni formali nell'entourage della Casa Bianca. Ma non hanno escluso ruoli informali di consiglieri. Consigliere, formale o informale, potrebbe diventare anche il genero, marito di Ivanka, Jared Kushner. E davanti a questo groviglio di interessi Trump ha finora interpretato in modo del tutto improprio il concetto di blind trust: ha ipotizzato un trust con i tre figli per fiduciari, coadiuvati da una squadra di “provetti gestori”, e quindi tutt'altro che cieco. Un blind trust prevede infatti che la gestione sia affidata a un executive completamente indipendente e esterno alla famiglia. La legge americana non gli impone nulla: esenta il presidente dalle ferree regole contro i conflitti di interesse che riguardano invece tutti gli altri componenti del governo. Ma è tradizione bipartisan che le seguano ugualmente. Chissà se Trump spezzerà anche quest'ultimo tabù della politica americana.

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