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Se Aleppo cade, svolta nella guerra in Siria

la città sotto assedio

Se Aleppo cade, svolta nella guerra in Siria

Una famiglia sfollata ad Aleppo
Una famiglia sfollata ad Aleppo

Sembra ormai solo una questione di tempo. Perché, a meno di improvvisi cambiamenti di fronte nello scacchiere internazionale, il destino di Aleppo, città simbolo della cruenta guerra civile siriana, è ormai segnato. Con l'aiuto dei martellanti bombardamenti dell'aviazione siriana e russa, le forze dell'esercito di Damasco continuano ad avanzare nei quartieri orientali controllati dai ribelli, dove vivono ancora 250mila civili in condizioni difficilissime. E il giorno in cui l'opposizione siriana perderà la seconda città della Siria segnerà una grande svolta a favore del regime in una guerra che, in cinque anni, ha già provocato quasi 300mila vittime, in gran parte civili, e milioni di sfollati.

Da sabato l'avanzata ha registrato una decisa accelerazione. Sotto assedio dallo scorso agosto, senza rifornimenti di armi, e con le scorte di alimenti prossime ad esaurirsi, i ribelli hanno perduto tre importanti quartieri. L'area di Aleppo Est che controllavano dall'agosto del 2012, quando strapparono al regime la metà della seconda città della Siria, si è così ridotta di quasi un terzo. Non solo, ora i ribelli rischierebbero di essere divisi in due blocchi separati. Quindi più facilmente aggredibili.

Solo in questo fine settimana almeno diecimila civili sono stati costretti a lasciare le loro case. In parte hanno cercato di raggiungere le zone controllate dai governativi ad Aleppo Ovest, in parte altri quartieri ancora in mano agli insorti.

La morsa del regime sta stritolando la città. Anche perché l'assedio è condotto da una pluralità di forze e milizie contro ormai poche migliaia di ribelli. Da nord est sono state le forze speciali di Damasco, appoggiate dalle ben addestrate milizie libanesi degli Hezbollah, a sfondare le linee, conquistando il vasto quartiere di Hanano. Un'avanzata effettuata sabato e continuata ieri, quando è caduto nelle loro mani anche Jabal Badro.

Sul versante occidentale l'operazione è stata invece condotta dalle milizie curde dello Ypg, che in questo caso, ad Aleppo, sono alleate con il regime del presidente siriano Bashar al-Assad, contro i gruppi ribelli islamisti, in particolare quello di Ahrar al-Asham, movimento salafita che godrebbe tutt'ora del sostegno della Turchia. Secondo le ultime notizie le Ypg, che ormai controllano quasi tutta la lunga linea di confine settentrionale con la Turchia, avrebbero conquistato buona parte dell'importante quartiere di Bustan al-asha. L'ultimo quartiere a cadere è stato infine di al-Sakhour, dove tuttavia sarebbero ancora in corso violenti combattimenti.

Sarà difficile ora fermare l'avanzata delle forze del regime siriano. Anche perché le elezioni americane hanno segnato un'ulteriore svolta in questo conflitto che ha risucchiato una pluralità di milizie e di Paesi del Golfo impegnati in una guerra per procura. Durante la sua infuocata campagna elettorale, in diverse occasioni il neo presidente americano Donald Trump ha precisato di non avere alcuna intenzione di essere risucchiato nel pantano siriano, preferendo concentrarsi solo nella guerra contro l'Isis.

Il neo presidente si è perfino spinto nel considerare il presidente siriano, acerrimo nemico dell'Amministrazione di Barak Obama, che chiedeva le sue dimissioni, più affidabile e migliore rispetto alla disomogenea costellazione dell'opposizione armata. Ora il regime di Damasco e la Russia si sentono dunque le mani più libere. E se riuscissero a riprendere Aleppo, potrebbero mobilitare le loro forze contro le altre città sotto assedio.

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Ed è proprio l'assedio a destare l'allarme di molte organizzazioni umanitarie internazionali. Con l'offensiva contro Aleppo, precisa un nuovo rapporto dell'Unicef, il numero di bambini che vivono in condizioni critiche sotto assedio è raddoppiato in soli 12 mesi, salendo ad oltre 500mila.

«Non ci sono più ospedali operativi nella parte orientale di Aleppo, dove più di 100mila bambini sono rimasti intrappolati» aveva dichiarato la scorsa settimana Geert Cappelaere, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente.

In questa grande città, dove ormai diversi quartieri sono ridotti ad un cumulo di macerie, si vive per molte ore al buio, perché il carburante per far funzionare i generatori è razionato. Si vive senza beni di prima necessità. Senza molti farmaci. In diverse aree senza acqua potabile. L'intervista rilasciata alla stampa canadese da Muhannad Hadi, direttore regionale del World Food Program per il Medio Oriente, tratteggia una situazione tragica: «I rapporti che stiamo ricevendo indicano che la gente sta rovistando tra l'immondizia per trovare qualcosa da mangiare. Sempreché ad Aleppo riescano a trovare immondizia».

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