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Banca centrale turca: le entrate turistiche sono crollate del 32,7%

la moneta sotto pressione

Banca centrale turca: le entrate turistiche sono crollate del 32,7%

Il presidente turco Erdogan
Il presidente turco Erdogan

I ricavi del turismo sono diminuiti del 32,7% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo ha ammesso la Banca centrale turca, guidata dal governatore Murat Çetinkaya, nel suo report annuale sulla stabilità finanziaria del paese sul Bosforo. Un colpo pesante per Ankara che proprio dalle entrate valutarie del turismo attinge per compensare il deficit delle partite correnti che nel mese di settembre è salito a 32,4 miliardi di dollari, pari a 4,6% del Pil, dai 30,6 miliardi di dolalri di un mese fa. La Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha ingaggiato un pesante braccio di ferro con le opposizioni giungendo a far arrestare la dirigenza del partito Hdp della minoranza curda per accuse di terrorimo, ha estremo bisogno di afflussi di capitali esteri per compensare il suo gap esterno, mentre l'industria turistica del paese, una fonte primaria di valuta estera, è stata colpita dalle tensioni geopolitiche e l'aumento dei problemi di sicurezza causati dalla forte repressione in corso dopo il fallito golpe di luglio.

La Banca centrale turca ha detto, cercando di tranquillizzare gli investitori, che, nonostante un aumento della volatilità globale e le diverse tipologie di shock osservati nel 2016, il sistema finanziario turco conserva tutta la sua capacità di recupero con il supporto della solidità dei fondamentali economici. «Di recente la volatilità nei mercati finanziari globali hanno causato le fluttuazioni dei movimenti di portafoglio e prezzi delle attività turche», ha detto la banca centrale nel suo rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria. La lira turca è crollata del 17% rispetto al dollaro dall'inizio di quest'anno, mentre la pressione al ribasso sulla moneta è aumentata dopo il tentativo fallito colpo di stato di metà luglio.

L’incertezza politica interna e una vendita sui mercati emergenti guidata anche dalla vittoria a sorpresa di Donald Trump nelle elezioni di novembre degli Stati Uniti e le aspettative crescenti di un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve a dicembre hanno messo ulteriormente sotto pressione la lira turca. La banca centrale turca ha aumentato a sorpresa i tassi di interesse nel mese di novembre per la prima volta in quasi tre anni dopo che la moneta turca è affondata a minimi contro il dollaro, svalutazione causata dagli investitori che stanno evitando gli asset più rischiosi dei paesi emergenti.

«La domanda persistente da parte della zona euro, la ripresa delle esportazioni verso la Russia, il corso modesto dei prezzi dell'energia e l'aumento della competitività potrà contribuire al miglioramento del saldo di conto corrente e, quindi, contenere le necessità di finanziamento esterno dell'economia turca», ha detto la banca centrale nel suo report.

La banca centrale ha detto che il risparmio delle famiglie (storicamente molto basso n.d.r.) continua ad aumentare, soprattutto in lire turche. «Le banche rimangono forti in termini di posizioni di liquidità, e la struttura di finanziamento rimane stabile», ha rassicuratao la banca centrale.

L’allarme del professore al Mit - L'economia della Turchia rischia di collassare entro pochi anni se la classe politica del Paese non riuscirà a dimostrare all'Occidente la solidità del sistema. Lo ha sottolineato il professore turco di Economia al Massachusetts Institute of Technology (Mit), Daron Acemoglu, in un'intervista al quotidiano Hurriyet.
«La crescita economica (in Turchia, ndr) deriva dai consumi e i consumi sono incoraggiati dai prestiti. Questo non è sostenibile. Abbiamo poco tempo a disposizione. L'edificio non è ancora crollato, ma può farlo. Ci potrebbe essere una crisi», ha messo in guardia il professore di origine armena che ha anche la nazionalità statunitense.

Secondo Acemoglu, il collasso dell'economia turca potrebbe già avvenire «il prossimo anno o tra due», aggiungendo che il Paese è ancora in grado di attrarre capitali stranieri «a breve termine» e ciò rende possibile ridurre il deficit delle partite correnti. Tuttavia, questo scenario (che non è condiviso da tutti gli economisti) potrebbe cambiare nel momento in cui la Turchia avrà difficoltà a contrarre prestiti per pagare i suoi debiti. La Turchia soffre anche di un problema di incapacità di elevare il proprio grado di produzione a basso prezzo verso una di maggior qualità tecnologica.

Per il professore Acemoglu, l'elezione del presidente americano Donald Trump che spinge per una politica di aumento di tassi di interesse da parte della Fed a causa dell sua richiesta di investimenti in infrastrutture e riduzione delle tasse, potrebbe causare indirettamente un ulteriore incremento del ritiro di capitali stranieri dal Paese. Insomma la classica fuga dei capitali verso la qualità, come dicono gli analisti di borsa. «La Turchia ha ancora un'immagine positiva, ma (i capitali stranieri, ndr) vengono gradualmente ritirati. Questo è il motivo per cui il dollaro americano ha guadagnato valore (contro la lira turca, ndr) - ha spiegato - Se i tassi di interesse salgono negli Stati Uniti, come si prevede avverrà sotto l'Amministrazione Trump, si accelererà il ritiro dei capitali. Dobbiamo agire prima che questo accada».
«Nel lungo termine - ha concluso Acemoglu - dobbiamo dimostrare all'Occidente che la nostra economia si sta sviluppando. Perché il denaro straniero arriva in virtù delle relazioni sul Paese. Stiamo modellando la nostra politica estera su quella interna e questo non è positivo». Insomma Erdogan presto potrebbe accorgersi che anche i mercati internazionali votano.

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