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lo stimolo monetario

Draghi: governi avanti con le riforme mentre la Bce dà il suo sostegno

Mario Draghi (ANSA/CIRO DE LUCA)
Mario Draghi (ANSA/CIRO DE LUCA)

BERLINO. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha ancora una volta sollecitato i Governi europei a sfruttare l’opportunità concessa dalla politica monetaria della Bce per riformare le economie dell’Eurozona, che soffrono di una crescita della produttività troppo bassa e rischiano di rallentare ulteriormente nei prossimi decenni. Per effetto dell’invecchiamento della popolazione, ha detto Draghi in un discorso a Madrid, la crescita, in mancanza di riforme, potrebbe risultare entro il 2050 più bassa del 14% in Germania, del 16% in Italia e del 22% in Spagna. Nel 1995, la produttività nell’area dell’euro cresceva al 2% circa, pari alle altre principali aree economiche del mondo, oggi questa crescita si è ridotta allo 0,5%, ben al di sotto degli Stati Uniti, delle altre economie avanzate e dei Paesi emergenti.

In un’intervista al quotidiano El Pais, Draghi ha anche sottolineato i rischi per l’Eurozona derivanti dall’incertezza politica, anche se ha rifiutato di commentare sulle possibili conseguenze del referendum costituzionale in Italia di domenica prossima.

«La politica monetaria – ha affermato Draghi nel suo discorso di Madrid – sta fornendo sostegno e spazio ai Governi perché realizzino le riforme strutturali necessarie. Tocca a loro agire, individualmente a livello nazionale e insieme a livello europeo». In Germania, le scelte della Bce sono criticate in quanto si ritiene, fra l’altro, che rimuovano la pressione a fare le riforme.

Secondo il presidente della Bce, invece, i tassi d’interesse bassi «tendono a sostenere invece che ostacolare la realizzazione delle riforme. Lo vediamo in alcuni dei più grandi Paesi dell’area dell’euro, che recentemente hanno realizzato alcune importanti riforme del mercato del lavoro». Draghi cita fra gli altri Italia e Spagna. Le riforme che riducono la disoccupazione hanno anche l’effetto, secondo il banchiere centrale italiano, di ridurre la disuguaglianza.

Nell’intervista a El Pais Draghi sostiene che l’ascesa del populismo in Europa rende più difficile proseguire sulla strada dell’integrazione e che l’incertezza politica è uno degli aspetti «dominanti» della situazione dell’area euro. Nella stessa intervista, ha ricordato che la crescita, anche se modesta, è «robusta» e anche l’inflazione sta migliorando. Il dato dell’inflazione, diffuso in mattinata, mostra un aumento dallo 0,5 allo 0,6%, ma resta lontanissimo dall’obiettivo della Bce. Inoltre, il dato di base, depurato dei prezzi energetici e alimentari, resta inchiodato allo 0,8%.

Sui mercati si prevede quindi che alla riunione dell’8 dicembre, il consiglio della Bce decida un allungamento degli acquisti di titoli, il Qe, oltre la data del marzo 2017. Nell’intervista al quotidiano spagnolo, Draghi ha detto che il consiglio non ha mai discusso della possibilità di ridurre lo stimolo monetario.

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