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I ribelli in Siria ora trattano con Mosca

lavrov: «pronti a colloqui con chiunque»

I ribelli in Siria ora trattano con Mosca

(Afp)
(Afp)

Perché la Russia tratta adesso con i ribelli di Aleppo? La notizia si è diffusa in queste ore: funzionari russi e rappresentanti dell'opposizione siriana si sono incontrati nei giorni scorsi ad Ankara con la mediazione della Turchia, per discutere di un possibile cessate il fuoco ad Aleppo, dell'evacuazione dei feriti e degli aiuti umanitari. Lo ha confermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov -che sarà domani a Roma con Kerry per il meeting Med-Ispi- in una conferenza stampa congiunta con il collega, l'omologo turco Mevlut Cavusoglu. La Russia, ha detto Lavrov, è «pronta a colloqui con chiunque» per arrivare a una soluzione della crisi siriana. Su questo, ha proseguito, Russia e Turchia «si stanno confrontando».

Sulla situazione ad Aleppo, Lavrov ha tuttavia precisato che la Russia continuerà le operazioni militari contro i quartieri orientali in mano ai ribelli, con l'intento di “salvare” la città dai terroristi. Al tempo stesso, secondo il ministro, Mosca porterà avanti gli sforzi per consentire l'ingresso degli aiuti umanitari nella città del nord della Siria.
Il perché di questo negoziato è semplice: quando le cose si complicano anche i russi con gli alleati siriani e iraniani devono trovare qualche soluzione. L'asse Mosca-Damasco-Teheran può conquistare la città di Aleppo ma il prezzo può essere alto oltre che per le popolazioni civili anche per questa coalizione: il problema non è solo prendere città, ma assicurare che guerriglia e attentati terroristici non rendano la conquista troppo costosa. Erdogan può dare una mano a Putin con il quale si è messo d'accordo per mettere in un angolo i curdi siriani, gli alleati degli americani nella lotta contro il Califfato ma anche una parte dell'incubo strategico di Ankara che non vuole una zona autonoma curda ai suoi confini.

Certo ognuno fa i suoi interessi e tenta di presentarsi non come il problema ma come la soluzione. Lo stesso Erdogan due giorni fa ha sollevato le preoccupazioni di Mosca quando ha affermato che le truppe turche sono entrate in Siria «per eliminare il regime di Bashar Assad». Insomma Erdogan fa l'amico di Putin e il mediatore ma anche il nemico di Assad, l'alleato di ferro di Mosca e di Teheran. Stabilire chi sono i nemici e gli amici nel Medio Oriente di oggi, e in generale sulla scena internazionale, è sempre più difficile. Gli Stati, si diceva un tempo, non hanno amici ma interessi.
Ma c'è un altro aspetto che può spingere Mosca a negoziare con i ribelli siriani. Trovare un'intesa su Aleppo con gli Stati Uniti prima che Donald Trump entri alla Casa Bianca: una sorta di viatico per negoziare quello che interessa di più alla Russia, la cancellazione delle sanzioni e la questione dell'Ucraina e del Baltico.

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