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Putin tende la mano a Trump: insieme contro il terrorismo

il discorso sullo stato della nazione

Putin tende la mano a Trump: insieme contro il terrorismo

Un intervento in larga parte ripiegato sulla sua Russia, come ci si aspettava: il discorso di Vladimir Putin sullo Stato della Nazione, pronunciato giovedì mattina nel Salone dell’Ordine di San Giorgio al Cremlino davanti a tutti gli esponenti del Paese che conta - governatori e deputati, ministri e giudici senza dimenticare il Patriarca Kirill - va subito al punto. Politica interna e welfare, economia e ambiente.

Rapporto Paese: Russia

All’esterno la situazione è troppo incerta: la guerra in Siria, il confronto nel Donbass, il nodo delle sanzioni internazionali, tutto attende indicazioni dal legame con gli Stati Uniti che la presidenza Trump potrebbe trasformare. Sull’Ucraina, Putin non dice neppure una parola, però si dichiara pronto a collaborare con la nuova amministrazione americana nella lotta al terrorismo. In attesa di Trump, il presidente russo pone le basi per il rinnovo del proprio mandato, nelle elezioni del 2018. Il suo è un discorso sullo stato della Nazione che verrà.

E quindi mette l’accento sulla necessità di un Paese compatto «attorno ai valori patriottici». Ringrazia chi ha lavorato per l’interesse della Russia «malgrado le difficoltà e i problemi non manchino». Enfatizza i temi più sentiti, a partire dalla lotta alla corruzione che di recente è arrivata fino ad Aleksej Uljukajev, il ministro dell’Economia. Uno dei fronti più popolari ma che, avverte Putin, non deve diventare spettacolo: «La battaglia contro la corruzione non è uno show, deve essere condotta in modo professionale, serio e responsabile. Solo così potrà dare risultati e avrà l’appoggio della società».

I russi sono al centro dell’attenzione del presidente, il capitale umano e le politiche sociali, il welfare e la giustizia. Gli impegni per la famiglia, per scuole e ospedali lasciano il posto all’economia, che dà al presidente la possibilità di evidenziare alcuni indicatori positivi. Putin fa notare che l’inflazione sta scendendo finalmente sotto il 6%; promette di riformare il codice fiscale a partire dal 2019 (dopo il voto); ribadisce la necessità di modernizzare la rete stradale, di mobilitare risorse per l’industria, di difendere il business piccolo e medio, di sviluppare i settori non tradizionali dell’economia e lottare per guadagnarsi l’accesso a un mercato globale marchiato dal protezionismo. Un risultato già c’è: nel 2015, ha fatto notare Putin, l’export russo di prodotti agricoli ha fatto guadagnare alla Russia più di quanto frutti l’export di armamenti: «Sarebbe stato difficile immaginarsi una cosa del genere».

Il presidente russo ha ripetuto anche quest’anno che le cause principali del rallentamento economico sono soprattutto interne: il deficit di tecnologie moderne e di investimenti, di preparazione dei quadri e di competitività: è inaccettabile, ha detto, che l’economia girelli attorno allo zero per cento, una stabilizzazione della crisi che non si traduce in una vera ripresa. «I pilastri del suo piano economico - scrive Leonid Bershidsky per l’agenzia Bloomberg - sono in linea con le proposte di Trump per gli Stati Uniti. Se Trump lo avesse ascoltato, sarebbe stato facile immaginarlo assentire in diversi punti del discorso».

Soltanto verso il termine Putin ha guardato oltre i confini del Paese per ripetere che «a differenza dei nostri partner stranieri che ci vedono come nemici, la Russia non cerca e non ha mai cercato nemici, ci servono amici». Li cercherà soprattutto a Oriente, dove l’avvicinamento a Cina e India «è per il lungo termine», pur dicendosi pronto a collaborare con la nuova amministrazione americana: «Speriamo di poter unire gli sforzi con gli Stati Uniti nella lotta contro una minaccia reale, non certo sognata: il terrorismo globale». Un cambio di tono netto rispetto agli anni scorsi: «È importante normalizzare e iniziare a sviluppare le nostre relazioni bilaterali su una base equa e reciprocamente vantaggiosa. Condividiamo la responsabilità di assicurare la sicurezza e la stabilità internazionale, e di rafforzare l’impegno per il disarmo. Vorrei sottolineare - ha concluso Putin - che i tentativi di scardinare l’equilibrio strategico sono estremamente pericolosi, e potrebbero portare a una catastrofe globale. Non possiamo dimenticarlo neppure per un secondo».

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