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Presidenziali in Austria, duro scontro in tv ma il populista Hofer frena sulla pena di morte

Il candidato  dei Verdi Alexander van der Bellen (a sinistra) e il populista Norbert Hofer (a destra) durante il dibattito tv di ieri
Il candidato dei Verdi Alexander van der Bellen (a sinistra) e il populista Norbert Hofer (a destra) durante il dibattito tv di ieri

Domenica si vota in Austria e alla fine le tensioni trai due duellanti sono sfociate in un dibattito al calor bianco, vista la posta in gioco della consultazione che potrebbe far accedere, per la prima volta dal dopoguerra, alla presidenza della Repubblica un esponente della estrema destra di un partito fondato nel 1955 da ex ufficiali nazisti.

All’ultimo dibattito tv sono volate dunque accuse e parole grosse tra i due contendenti alla presidenza austriaca, il verde Alexander van der Bellen, 72 anni, e il liberal-nazionale Norbert Hofer, 45 anni, che si sono già affontati a maggio, quando però la consultazione, vinta da Van der Bellen, è stata annullata per difetti procedurali. Se i due precedenti incontri televisivi si erano svolti all’insegna del “politically correct”, e scenografie talmente povere da ricordare quelle di un Paese da ex Cortina di ferro, questa volta il candidato indipendente ed ecologista e il suo avversario di estrema destra nazionalista e populista con simpatie con il presidente eletto americano Donald Trump e il Front National di Marine Le Pen si sono gettati addosso non poco fango e dure accuse, volte a minare la credibilità del candidato concorrente: «bugie, bugie» è stata la parola più gettonata da entrambi, ma anche «spia» al servizio di poteri stranieri e perfino «figlio di nazisti».

Tuttavia nel corso del dibattito, a tre giorni dal ballottaggio di domenica, il candidato del Fpoe (partito della libertà, espressione dell’estrema destra populista e xenofoba ed anti-europea) che veleggia in testa nei sondaggi Gallup con il 51%, ha cercato soprattutto di correggere il tiro su una sua precedente affermazione concernente un possibile referendum sulla reintroduzione della pena di morte: «Sono convinto che le persone hanno il ’fiuto’ su quali temi possano essere sottoposti a referendum e quali no, e la reintroduzione della pena di morte non è conciliabile con i nostri principi», ha chiarito Hofer che ha fatto tutta la sua campagna in favore di una maggiore democrazia diretta. Questo significa «... che io respingo fermamente una consultazione su questo tema», ha sentenziato Hofer, accusando ovviamente i media di aver travisato le sue parole. In realtà era stato abbastanza vago facendo intendere che si sarebbe uniformato alla volontà popolare se questa si fosse espressa a favore della reintroduzione della pena capitale. Senza dimenticare che un evento del genere avrebbe significato un conflitto con l’Unione europea che della abolizione della pena di morte fa un uno degli elementi distintivi per consentire, come nel caso della Turchia, l’ingresso o meno nell’Unione stessa.

Oexit dopo Brexit? L'Austria al voto è un'altra minaccia per l'Europa

Ma Hofer anche sul tema europeo ha sparato ad alzo zero promettendo, in caso dell’ingresso turco nella Ue o di un accentramento ulteriore dei poteri a Bruxelles nel dopo Brexit, di indire un referendum sulla permanenza di Vienna nella Ue. Una uscita che ha fatto parlare di ipotesi Oexit (Oesterreich exit, cioè uscita dell’Austria dopo quella di Brexit). Senza dimenticare la sua richiesta di indire un referendum sulla permanenza dell’Alto Adige in Italia, mettendo così in discussione niente meno che i confini della Seconda guerra mondiale.

La carica di presidente della Repubblica in Austria ha molti poteri quali la nomina del cancelliere, dei giudici della corte suprema, dei maggiori funzionari pubblici, di sciogliere le camere e indire nuove elezioni, ma per convenzione procedurale si è sempre mantenuta nei limiti di un potere quasi solo cerimoniale. Con Hofer però la musica potrebbe cambiare e, Carta costituzionale alla mano, il nuovo eletto potrebbe usare tutti i poteri a disposizione chiedendo anche di partecipare alle riunioni a Bruxelles insieme al cancelliere.

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